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Il 7 settembre 1706: il giorno della Vittoria sull’assedio di Torino

Nel 1706, durante la Guerra di Successione Spagnola, Torino visse giorni drammatici. Il 14 maggio, circa 40.000 soldati francesi e spagnoli circondarono la Cittadella, fortezza stella dell’architettura difensiva sabauda, dove resistevano fedelmente 10.000 militari piemontesi. La città, isolata, doveva difendersi non solo con le armi, ma anche con la propria tenacia quotidiana, mentre il nemico martellava con incessanti bombardamenti.

Gli abitanti di Torino affrontarono l’assedio con una disciplina straordinaria. Le scorte alimentari e l’acqua garantita dal grande “Cisternone” interno alla Cittadella furono decisive. Vennero utilizzati orti urbani e le cascine della campagna circostante per sostenere la sopravvivenza. Tuttavia, sempre più fallivano gli approvvigionamenti: i francesi riuscirono a bloccare le vie di campagna e, a metà dell’estate, ad intercettare i convogli via fiume. Spese comunali lievitarono, la città vendette beni, contrasse debiti, mentre i bombardamenti causavano incendi, lutti e distruzioni urbanistiche.

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All’interno delle difese, i piani sotterranei ebbero un ruolo cruciale. Una rete di gallerie di contromina consentiva ai difensori di collocare esplosivi e respingere incursioni sotterranee. Proprio in uno di questi cunicoli, tra il 29 e il 30 agosto, si consumò l’episodio più tragico ed eroico dell’assedio: il sacrificio di Pietro Micca. Costui, minatore nell’esercito sabaudo, volle fermare un’infiltrazione nemica accendendo una carica esplosiva che lo dilaniò pur impedendo ai granatieri francesi di penetrare. Un gesto che divenne leggenda.

A fine agosto, la situazione cambiò grazie all’armata di soccorso guidata dal principe Eugenio di Savoia e dal duca Vittorio Amedeo II. Giunti sotto Superga, i due pianificarono una controffensiva audace: l’effetto sorpresa sarebbe stato decisivo. Intercettati i rifornimenti nemici e condotte azioni militari mirate (anche grazie all’aiuto di Maria Bricca, figura popolare del luogo che indicò passaggi nascosti), i piemontesi colpirono alle spalle l’accerchiamento.

La battaglia decisiva si svolse il 7 settembre 1706, tra la Dora e la Stura, nei pressi di Borgo Vittoria. Le truppe austro-piemontesi sferrarono l’attacco e rompero le linee francesi: l’ala destra nemica, ormai isolata e sprovvista di rifornimenti, crollò. I francesi, con pesanti perdite, furono costretti alla fuga. Vittorio Amedeo II ed Eugenio entrarono nella città liberata, recandosi immediatamente al Duomo per il Te Deum di ringraziamento.

A Superga, sulle alture che avevano ospitato i due condottieri al momento della pianificazione, fu costruita in segno di gratitudine una magnifica basilica, che ancora oggi ogni 7 settembre celebra la vittoria con un solenne Te Deum. In città, i segni della memoria furono diffusi: pilastrini incisi con la data 1706 e Madonna della Consolata, vie intitolate agli eroi come Pietro Micca o Vittorio Amedeo II, la nascita del quartiere Borgo Vittoria. Questi simboli mantenerranno viva la memoria dell’assedio nei secoli a venire.