Home / In evidenza / 6 settembre 1706, Torino alla vigilia della battaglia decisiva: l’esercito sabaudo-imperiale si prepara all’attacco
300x250_QZF_2026_TORINO
previous arrow
next arrow
300x250_QZF_2026_TORINO
previous arrow
next arrow

6 settembre 1706, Torino alla vigilia della battaglia decisiva: l’esercito sabaudo-imperiale si prepara all’attacco

Il 6 settembre 1706, mentre Torino era ancora stretta nell’assedio delle truppe francesi e spagnole, si consumava una delle giornate decisive per le sorti della città. Dopo mesi di combattimenti, bombardamenti e scontri sotterranei, l’esercito guidato da Vittorio Amedeo II di Savoia e dal principe Eugenio di Savoia era ormai pronto a tentare l’operazione che avrebbe dovuto spezzare definitivamente l’assedio.

Il piano prevedeva di concentrare l’attacco nel settore compreso tra la Dora Riparia e la Stura, dove le difese francesi risultavano meno solide. Le forze alleate avevano raggiunto la zona di Torino e, il 6 settembre, Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio presero posizione nei pressi della Venaria, disponendo le truppe lungo il fronte e studiando attentamente le posizioni dell’esercito assediante. Una ricostruzione storica descrive l’esercito alleato con la destra appoggiata alla Dora e la sinistra verso la zona della Stura.

800x480_TORINO26
previous arrow
next arrow
300x250_QZF_2026_TORINO
previous arrow
next arrow

La giornata fu dunque soprattutto quella dei preparativi. Nel pomeriggio del 6 settembre i comandanti dell’armata alleata furono convocati per ricevere gli ordini relativi alla marcia offensiva dell’indomani. Le disposizioni furono anche messe per iscritto: l’attacco sarebbe dovuto cominciare nelle prime ore del 7 settembre, con la fanteria in prima linea.

La scelta del settore non fu casuale. Gli alleati avevano individuato proprio tra Dora e Stura un punto più vulnerabile della linea francese. Secondo gli studi raccolti da MuseoTorino, l’esercito franco-spagnolo aveva rafforzato le proprie posizioni, ma le trincee in quel settore non erano ancora completamente ultimate. Vittorio Amedeo II ed Eugenio poterono così concentrare una parte consistente delle proprie forze nel punto prescelto.

Quella sera, dunque, tutto era pronto. Per la città assediata si trattava di una vigilia drammatica: Torino aveva resistito per mesi, mentre all’interno della Cittadella i difensori erano stremati e le riserve alimentari sempre più scarse. L’assedio, iniziato nella primavera del 1706, aveva trasformato la città in un campo di battaglia, con bombardamenti continui e una guerra sotterranea combattuta nelle gallerie di mina e contromina.

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre le truppe alleate si prepararono quindi a muovere verso le linee nemiche. L’obiettivo era rompere l’accerchiamento e aprire finalmente la strada verso Torino.

All’alba del 7 settembre sarebbe iniziata la battaglia decisiva. Gli eserciti sabaudo e imperiale avrebbero attaccato le fortificazioni francesi proprio tra la Dora e la Stura. Dopo ore di combattimenti, le linee degli assedianti sarebbero state sfondate e l’esercito franco-spagnolo costretto alla ritirata. Torino sarebbe stata liberata e l’assedio, durato mesi, sarebbe finalmente terminato.

Ancora oggi quella giornata del 6 settembre 1706 rappresenta quindi la vigilia di uno degli episodi militari più importanti della storia di Torino: il momento in cui, dopo mesi di resistenza, gli alleati prepararono l’attacco che il giorno successivo avrebbe cambiato il destino della città. La stessa documentazione storica dell’epoca conserva gli ordini impartiti il 6 settembre per l’offensiva del giorno seguente, a testimonianza di quanto fosse meticolosamente preparata la battaglia.