Il 23 luglio 1832, a Torino, fu autorizzata la pubblicazione di una delle opere più emblematiche del Risorgimento italiano: Le mie prigioni, il memoir scritto dal patriota Silvio Pellico dopo la sua lunga detenzione nelle carceri austriache.
Un’opera che non è solo una testimonianza personale, ma un documento politico e morale, capace di risvegliare le coscienze e suscitare un profondo senso di empatia e indignazione in un’Italia ancora frammentata e sotto dominio straniero.
Una pubblicazione che cambiò il clima culturale
L’autorizzazione giunse dopo mesi di esitazioni e controlli da parte della censura sabauda. Le mie prigioni racconta con tono pacato ma incisivo otto anni di carcere duro (dal 1820 al 1830), scontati tra le prigioni di Venezia, dello Spielberg e altri luoghi di detenzione dell’Impero Austriaco.
Il libro non è un’invettiva politica, ma un’opera di riflessione umana e spirituale, in cui Pellico descrive con sobrietà le sue sofferenze, la sua fede e la forza della speranza. Ed è proprio questa scelta narrativa a renderlo potente: attraverso la compassione e la dignità, l’autore denuncia senza retorica la brutalità della repressione.
Il successo e l’impatto sul Risorgimento
Stampato a Torino presso l’editore Giuseppe Bocca, il libro si diffuse rapidamente in tutta la penisola e anche all’estero, diventando in breve tempo un successo editoriale. Tradotto in più di venti lingue, Le mie prigioni influenzò profondamente l’opinione pubblica europea sull’oppressione degli stati assolutisti e contribuì alla formazione di una coscienza nazionale italiana.
Il cardinale Carlo Maria Martini lo definì “un testo di resistenza spirituale”, mentre Giosuè Carducci lo citava come una delle letture fondative della sua generazione.
Chi era Silvio Pellico
Silvio Pellico (Saluzzo, 1789 – Torino, 1854) fu scrittore, poeta, educatore e patriota. Arrestato nel 1820 per la sua adesione alla carboneria e all’ideale unitario, fu condannato a morte dall’Impero Austriaco, pena poi commutata in quindici anni di carcere duro. Rilasciato nel 1830, tornò a Torino dove scrisse Le mie prigioni e lavorò come bibliotecario presso la marchesa di Barolo, sua mecenate e sostenitrice.
Dove leggere e scoprire di più
Per chi vuole avvicinarsi o rileggere questo classico della letteratura italiana:
👉 Testo integrale gratuito su LiberLiber
👉 Edizioni commentate disponibili in libreria e su: www.ibs.it
👉 Visite guidate a Casa Pellico a Saluzzo (CN): info su www.fondazionecasapellico.it
👉 Approfondimenti storici e lettere originali: Archivio di Stato di Torino – www.archiviodistatotorino.beniculturali.it
Il 23 luglio 1832 non segna solo la stampa di un libro, ma l’inizio di un fenomeno culturale e civile: una voce mite ma incrollabile, che insegnò a milioni di italiani che la libertà si difende anche con la parola.

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