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22 aprile 1909 nasce a Torino, Rita Levi-Montalcini: il genio della scienza e il cuore legato alla città

Sottotitolo: La città che ha formato e accompagnato una delle menti più brillanti del Novecento

Torino – Nella memoria collettiva italiana, il nome di Rita Levi-Montalcini è sinonimo di intelligenza, coraggio e determinazione. Premio Nobel per la Medicina nel 1986, senatrice a vita dal 2001 e pioniera nel campo della neurobiologia, Rita Levi-Montalcini ha avuto un legame profondo e duraturo con la città di Torino, luogo che ha rappresentato le sue radici, il suo debutto scientifico e una parte importante della sua formazione intellettuale.

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Gli inizi torinesi: lo studio, la passione, la resistenza

Nata a Torino il 22 aprile 1909 in una famiglia ebraica colta e liberale, Rita cresce in un ambiente stimolante, accanto al fratello Gino, futuro noto architetto. Si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Torino, dove ha come mentore Giuseppe Levi, uno dei più importanti anatomisti italiani. In quegli anni universitari stringe rapporti con futuri premi Nobel come Salvador Luria e Renato Dulbecco.

Ma nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali fasciste, le viene impedito di proseguire ufficialmente la sua carriera accademica. Non si arrende: allestisce un piccolo laboratorio domestico nella sua casa torinese, continuando in segreto le sue ricerche, in particolare sul sistema nervoso.

La scienza come forma di resistenza

Quella scelta di perseverare nella ricerca, nonostante l’esclusione e la persecuzione, rappresenta uno dei momenti più significativi della sua vita. Torino, in quegli anni, è insieme rifugio e crocevia di tensioni. Montalcini riesce a mantenere attiva la sua mente, a coltivare una disciplina scientifica in condizioni estreme, e questo spirito torinese — sobrio, operoso, ostinato — l’accompagnerà per tutta la vita.

Il ritorno e il legame con la città

Dopo gli anni trascorsi all’estero, prima in Belgio e poi negli Stati Uniti, dove scopre il Nerve Growth Factor (NGF), la molecola che le varrà il Nobel, Rita non dimentica Torino. Torna spesso, mantiene contatti accademici e partecipa a eventi culturali e scientifici. L’Università di Torino le conferisce numerosi riconoscimenti, e la città la celebra come una delle sue figlie più illustri.

A Torino si trovano oggi diverse tracce del suo passaggio: una targa commemorativa presso la sua casa natale, scuole intitolate a lei, e la Fondazione che porta il suo nome, impegnata nell’educazione delle giovani donne in ambito scientifico, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

Eredità viva

Rita Levi-Montalcini si è spenta il 30 dicembre 2012 a Roma, ma il suo spirito vive ancora tra le vie di Torino. Non solo nella memoria storica, ma nel fermento culturale e scientifico che la città continua a coltivare.

Il suo esempio è oggi più attuale che mai: una donna che, partendo da un piccolo laboratorio casalingo a Torino, ha cambiato la storia della medicina moderna. Una testimonianza potente di come il sapere, quando alimentato dalla passione e dalla tenacia, possa superare qualsiasi barriera.

Il premio Nobel, Rita Levi Montalcini, durante la cerimonia organizzata per i suoi 100 anni dall’Istituto Superiore di Sanita’ a Roma in una foto di archivio. ANSA/ETTORE FERRARI

1. Scoperta del Nerve Growth Factor (NGF)

Rita Levi-Montalcini ha identificato e studiato il fattore di crescita nervoso, una proteina fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso. Questa scoperta ha rivoluzionato la neurobiologia e le ha valso il Premio Nobel per la Medicina nel 1986. È considerata una delle scoperte più importanti del XX secolo in campo medico.


2. Premio Nobel per la Medicina (1986)

È stata la prima donna italiana a ricevere un Nobel scientifico. Il riconoscimento ha celebrato non solo il suo contributo alla scienza, ma anche la sua perseveranza in tempi di discriminazione e difficoltà.


3. Simbolo di emancipazione femminile nella scienza

In un’epoca in cui le donne erano spesso escluse dalla ricerca scientifica, Rita Levi-Montalcini ha rotto barriere sociali e culturali. È diventata un modello per generazioni di donne interessate alle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).


4. Attività durante le leggi razziali

Nonostante fosse stata espulsa dall’università a causa delle leggi razziali fasciste nel 1938, continuò a fare ricerca in un laboratorio improvvisato nella sua casa a Torino, dimostrando un coraggio e una dedizione straordinari.


5. Carriera internazionale e accademica

Ha insegnato e fatto ricerca negli Stati Uniti, in particolare alla Washington University di St. Louis, dove ha costruito una carriera accademica prestigiosa e ha contribuito alla crescita della ricerca neuroscientifica a livello globale.


6. Nomina a Senatrice a Vita (2001)

Nel 2001 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la nomina Senatrice a vita, per “altissimi meriti scientifici e morali”. Nel suo ruolo politico si è battuta per l’istruzione, la ricerca e i diritti civili, anche in età molto avanzata.


7. Impegno per l’educazione e le giovani donne

Nel 2001 fonda la Fondazione Rita Levi-Montalcini, che finanzia progetti educativi a favore di giovani donne, soprattutto africane, promuovendo l’accesso allo studio e la formazione scientifica nei paesi in via di sviluppo.


8. Lunga vita attiva e lucida

È stata attiva fino agli ultimi anni della sua vita, partecipando a conferenze, attività politiche e scientifiche anche a più di 100 anni. Morì a 103 anni, lasciando un segno indelebile nella storia della medicina e della cultura italiana.


9. Icona della cultura torinese e italiana

Nata a Torino, è considerata un simbolo del pensiero torinese, razionale, colto, resistente. La città la celebra come una delle sue menti più brillanti, e molte scuole, vie e iniziative scientifiche portano oggi il suo nome.