La Rivolta del pane di Torino (21–28 agosto 1917) fu una delle più dure insurrezioni popolari in Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Scoppiata a causa della fame e dell’aumento del prezzo del pane, si trasformò rapidamente in una sommossa politica con un bilancio pesantissimo: circa 60 morti, oltre 200 feriti e 1.000 arresti.
Le cause
All’inizio di agosto 1917 il pane aumentò di 10 centesimi al chilo, colpendo duramente le famiglie operaie già schiacciate dall’inflazione. Con l’esaurimento delle scorte di farina, il 21 agosto le panetterie rimasero chiuse, scatenando la rabbia dei quartieri popolari.
La protesta si allarga
Dal 22 agosto la rivolta esplose nei rioni di Borgo San Paolo, Barriera di Nizza e Barriera di Milano: nacquero barricate, vennero fermati i tram, saccheggiati negozi e magazzini. La protesta, partita come richiesta di pane, assunse presto connotati antimilitaristi e politici, alimentata anche dal clima della Rivoluzione russa.
La repressione
Il 23 agosto si contarono 7 morti e 37 feriti; il giorno successivo intervenne l’esercito con blindati e mitragliatrici. Furono arrestati 24 dirigenti socialisti e quasi 1.000 operai. Le donne operaie ebbero un ruolo centrale: scesero per prime in strada e affrontarono i soldati, spesso pagando con la vita.
Le conseguenze
Il 28 agosto le autorità proclamarono il ritorno dell’ordine, ma nel 1918 un processo militare condannò diversi esponenti del Partito Socialista, come Giacinto Menotti Serrati, accusati di essere “autori morali” della rivolta.
La Rivolta del pane resta un evento storico di grande rilievo: da una semplice protesta per il caroviveri si trasformò in un atto politico e antimilitarista, anticipando le tensioni del Biennio Rosso.

Vivatorino Notiziario della citta' di Torino














