TORINO – Il 2 giugno 1966 si spegneva a Torino il professor Achille Mario Dogliotti, uno dei più grandi chirurghi italiani del Novecento e figura che ha contribuito a portare il capoluogo piemontese al centro della medicina mondiale. A sessant’anni dalla sua scomparsa, il suo nome continua a essere legato ad alcune delle più importanti innovazioni della chirurgia moderna e alla nascita della cardiochirurgia italiana.
Nato a Torino il 25 settembre 1897, figlio del medico e sindaco di Alba Luigi Dogliotti, seguì le orme paterne iscrivendosi alla Facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Durante la Prima guerra mondiale si arruolò volontario come ufficiale medico, ottenendo due Croci di Guerra al Valor Militare. Dopo la laurea, conseguita nel 1920, iniziò una brillante carriera accademica e scientifica destinata a lasciare un segno profondo nella storia della medicina italiana.
Tra i suoi contributi più celebri figura la cosiddetta “procedura Dogliotti”, sviluppata nel 1933, che perfezionò l’anestesia peridurale e introdusse il principio della “perdita di resistenza”, ancora oggi utilizzato dagli anestesisti di tutto il mondo per identificare lo spazio epidurale. Una scoperta che contribuì a rendere più sicuri e controllati numerosi interventi chirurgici.
Ma è soprattutto nel campo della cardiochirurgia che Dogliotti costruì la sua fama internazionale. Negli anni Cinquanta fu tra i pionieri mondiali nell’utilizzo della macchina cuore-polmone per la circolazione extracorporea, una tecnologia rivoluzionaria che rese possibili interventi sempre più complessi sul cuore. Nel 1951 fondò alle Molinette il Centro Cardiochirurgico Alfred Blalock, destinato a diventare uno dei punti di riferimento europei della disciplina. Secondo numerose ricostruzioni storiche, proprio a Torino vennero realizzati alcuni dei primi interventi al mondo con circolazione extracorporea totale sull’uomo.
Professore universitario, ricercatore e innovatore, Dogliotti contribuì inoltre allo sviluppo della chirurgia dell’esofago, dello stomaco, del rene, delle vie biliari e della terapia del dolore, formando generazioni di medici e chirurghi. Alla sua straordinaria preparazione scientifica affiancò sempre grandi qualità umane, che gli valsero l’affetto dei pazienti e la stima dei colleghi.
La sua eredità vive ancora oggi nella tradizione medica torinese e nel ricordo di altri protagonisti della cardiochirurgia delle Molinette, come il professor Angelo Actis Dato. A quel gruppo di pionieri si è ispirata anche la fortunata serie televisiva “Cuori”, ambientata nella Torino degli anni Cinquanta e dedicata alle sfide dei primi cardiochirurghi italiani.
Achille Mario Dogliotti riposa nel Cimitero Monumentale di Torino. Sessant’anni dopo la sua scomparsa, il suo nome resta indissolubilmente legato a una stagione di straordinario progresso scientifico che ha contribuito a fare di Torino una delle capitali europee della medicina e della ricerca.

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