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16 ottobre 2000: il giorno in cui il Balon scomparve sotto l’acqua per la grande alluvione

Torino, 16 ottobre 2005 — A Torino, dopo molti anni, il ricordo è ancora vivido: quel 16 ottobre 2000, un’alluvione devastante travolse il quartiere Borgo Dora, sommergendo anche il celebre mercato del Balon. Le immagini mostrano strade e portici completamente allagati: uno scenario spettrale, con botteghe e bancarelle ridotte a sagome immerse nelle acque.

L’evento fu parte dell’alluvione del Piemonte del 2000, che colpì il nord della regione tra il 13 e il 16 ottobre. Le precipitazioni furono eccezionalmente intense, coinvolgendo le valli di Lanzo, la Val di Susa, il Canavese e la Valle d’Aosta, e innescando una piena straordinaria del Po e dei suoi affluenti.

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A Torino, la furia venne anche dalla Dora Riparia, che sfondò gli argini e invase vaste aree del quartiere, replicando così la rotta idraulica che già in passato aveva messo a rischio la città. Gran parte del corso della Dora, in quell’area, era tombato o incanalato, rendendo l’impatto ancora più disastroso.

Le conseguenze furono gravi: in Piemonte il bilancio contò 24 vittime, 128 feriti, 4 dispersi e circa 50.000 persone sfollate. Nelle zone torinesi, furono allagati i Murazzi, il Parco del Valentino e intere fasce lungo il Po; nel quartiere di Borgo Dora si registrarono danni infrastrutturali gravissimi.

Dopo il disastro, vennero avviati numerosi interventi: la riqualificazione degli argini, la costruzione di nuove reti fognarie (in particolare a Borgo Dora) e la stombatura di aree industriali per rimuovere vincoli idraulici residuali. Uno degli edifici più minacciati era l’ex stabilimento Teksid, situato nei pressi della Dora: quel giorno l’acqua lo mise in pericolo, tanto che alcune vie limitrofe furono chiuse per ragioni di sicurezza.

Oggi, la memoria di quel giorno perdura non solo nei racconti e nei documenti tecnici, ma anche nelle scelte urbanistiche che hanno cercato di mettere in sicurezza il territorio torinese. Il Balon, sommerso dalle acque 25 anni fa, è diventato simbolo della vulnerabilità urbana e della necessità di resilienza idraulica.