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15 ottobre 1967 Muore a Torino la farfalla granata Gigi Meroni uno dei più originali e amati calciatori nella storia del calcio italiano.

Il 15 ottobre 1967 si consumava a Torino, in una sera che annunciava il crepuscolo prematuro di un talento straordinario, la morte di Luigi “GigiMeroni, uno dei più originali e amati calciatori nella storia del calcio italiano.

La tragedia

Meroni, 24 anni, estroso e carismatico, ala destra del Torino FC, morì dopo essere stato investito da un’automobile mentre attraversava Corso Re Umberto, di fronte al civico 46.

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Pochi minuti prima la sua squadra aveva vinto contro la Sampdoria per 4-2, una partita che avrebbe dovuto celebrare, non segnare la fine.

Meroni non era solo un atleta: era un artista, ribelle, capace di vestire in modo originale, appassionato di pittura, amante della libertà espressiva. Per questo il soprannome che lo accompagna ancora oggi è la “Farfalla Granata”.

La città intera restò sconvolta. Più di 20.000 persone parteciparono ai funerali. Il Torino, il giorno dopo, giocò il derby della Mole sotto il doloroso silenzio dei tifosi; molti videro nel suo destino un eco della tragedia di Superga

Carriera e impatto

Nato a Como il 24 febbraio 1943, Meroni iniziò con la Libertas per l’oratorio, poi nelle giovanili e la prima squadra del Como, prima di passare al Genoa e poi al Torino, dove rivelò tutto il suo estro: dribbling fulminei, talento puro, un gioco leggero ma efficace.

Con il Torino vinse la Coppa Italia 1967/68 (anche se la morte gli impedì di gioire pienamente del trofeo) e giocò sei volte nella nazionale italiana, segnando due reti.

Il monumento e il ricordo

Nel 2007, a 40 anni dalla morte, la città di Torino decise di erigere un cippo‐monumento nel luogo esatto della tragedia, in corso Re Umberto (altezza civico 46), per ricordare la “Farfalla Granata”.

Quel monumento è realizzato in granito rosso, con nella parte superiore una rappresentazione di campo di calcio e un pallone in bronzo. Di fronte è collocata una targa con la scritta “Gigi Meroni, stella del calcio granata e nazionale”.

L’inaugurazione avvenne il 13 ottobre 2007, pochi giorni prima dell’anniversario del suo decesso.

Ogni anno, il 15 ottobre, si svolgono cerimonie commemorative, con deposizioni di corone di fiori, momenti di raccoglimento nel luogo dove la sua vita si interruppe. Il Torino FC, tifosi, ex calciatori, autorità cittadine partecipano, dimostrando che la sua figura non è cancellata dal tempo.

Eredità culturale

Oltre al calcio, Meroni era un artista: dipingeva, disegnava abiti, viveva la propria vita con stile, indipendente, controcorrente. Questa sua vena creativa è celebrata nel Museo del Grande Torino, dove alcune sue opere, incluso un autoritratto, sono diventate cimeli di memoria.

Il suo modo di essere – di amare la libertà, di rifiutare lo stereotipo – ne ha fatto non solo un campione in campo, ma un’icona fuori dal campo, un punto di riferimento per generazioni di tifosi granata e non.

Scatto Andrea Cherchi