Il 19 gennaio 1979 rappresenta una delle date più tragiche della storia della polizia torinese e, più in generale, degli “Anni di piombo” in Italia, il periodo di violenza politica che sconvolse il Paese tra gli anni ’70 e ’80. Quel giorno, Giuseppe Lorusso, giovane agente di polizia penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale “Le Nuove” di Torino, fu assassinato da membri dell’organizzazione terroristica Prima Linea.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, Lorusso stava uscendo di casa per recarsi al lavoro quando, nei pressi della sua auto, fu aggredito da un commando di quattro terroristi che gli spararono numerosi colpi di pistola, provocandone la morte sul colpo. Il gruppo armato rivendicò immediatamente l’atto, definendo Lorusso un “servo dello Stato”. L’agente aveva appena 30 anni e lasciò la moglie e due figli piccoli, segnando profondamente la comunità torinese e la Polizia penitenziaria.
L’omicidio di Lorusso, come molti altri episodi dello stesso periodo, evidenziò la crescente pericolosità delle organizzazioni armate extraparlamentari e l’impatto diretto del terrorismo sulle istituzioni e sui cittadini. Nel corso degli anni, il suo sacrificio è stato ricordato in cerimonie ufficiali, incontri commemorativi e intitolazioni, riconoscendo Lorusso come Vittima del Dovere e simbolo del coraggio e dell’impegno nella difesa della legalità. La vicenda ha contribuito anche a rafforzare le misure di sicurezza per gli agenti di polizia penitenziaria e a sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma del terrorismo interno.
Oggi, il ricordo di Giuseppe Lorusso resta vivo nella memoria collettiva di Torino e della Polizia penitenziaria italiana, come monito della necessità di vigilanza e protezione contro ogni forma di violenza politica.

Vivatorino Notiziario della citta' di Torino














