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Gianna Baltaro, la prima giornalista di cronaca nera, sacerdotessa del giallo torinese

Trent’anni fa usciva “Ore 10, Porta Nuova: la seconda indagine del Commissario Martini”; era il 1991 e Gianna Baltaro metteva “in circolo” il suo secondo libro giallo, secondo di una lunga serie ambientata nella Torino degli anni trenta. In cui il protagonista è il Commissario Andrea Martini, anzi ex Commissario, personaggio fisso di diciotto romanzi, a cui la Baltaro dona fascino, umanità e grande senso di giustizia; Martini era stato raccolto nell’immenso prato della fantasia della scrittirice, ma potrebbe essere stato ispirato al Commissario di Polizia Giuseppe Montesano, impegnato tra gli anni settanta e ottanta contro mafie e terrorismo del capoluogo, che la stessa Gianna Baltaro, quando era giornalista di cronaca, conobbe bene. Martini aveva lavorato nella squadra mobile di Torino, prima di ritirarsi in una casa colonica nelle colline attorno ad Alba. Ma  rimane legato alla nostra città per via di una sorella zitella e dei casi di cronaca da risolvere, a volte andando in aiuto ad un ex collega. 

Gianna Baltaro nacque a Torino il 13 febbraio 1926; inizia gli studi nella città sabauda, per terminarli in Francia, dove per quelche tempo si trasferice per motivi legati al lavoro del padre. Torna nella propria città  poco più che ventenne, si sposa ma rimane vedova molto presto. Aveva già conosciuto il mondo del giornalismo, è con la Gazzetta del Popolo che diventa la prima donna italiana ad occuparsi di cronaca nera. Poi è cronista dell’Unità, della Stampa e di Stampa Sera, collaborando con l’Ora di Palermo, l’Occhio di Maurizio Costanzo e con la Rai. 

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Negli anni ottanta si specializza nella gastronomia, è un brava organizzatrice di eventi e collabora per la realizzazione di volumi che abbinano cucina e scrittura.

Anni di cronaca, sempre in prima linea, una grande competenza comunicativa e una forte conoscenza di Torino del presente e del passato, le fanno pensare di essere pronta a scrivere un giallo ambientato nella propria città. 

Con al sua Olivetti mette giù quello che diventerà “Nelle nebbie del Gambero d’Oro: la prima indagine del Commissario Martini”, che esce nel 1990 per la Gribaudo. 

vignetta Fabio Buffa

E’ un’opera in cui c’è la Torino del passato, un negozio di vini di Rabezzana in Piazza Carignano, davanti a cui passano le signore della buona borghesia, che da via Roma passeggiano nel pomeriggio verso Pepino per prendere un gelato. C’erano i vetturini e i rumori delle auto, che in quei tempi aumentavano sempre più. Con questo giallo Gianna Baltaro costruisce con precisione certosina un “presepe” della Torino degli anni trenta. E in quel plastico paesaggio, descritto in modo  meticoloso e ortodosso, accadeva (o era accaduto) l’episodio di cronaca nera, che rimane sempre un po’ dietro le quinte, perchè l’interesse doveva concentrarsi sulle indagini del Martini, sui grovigli e sugli intrecci, soprattutto famigliari, sui colpi di scena che sbucavano all’improvviso, come il riflesso di uno specchio rotto, tra i rovi. 

Da uno (quello del ’90), i suoi gialli diventano diciotto, con l’ultimo terminato nel 2007, un anno prima della morte. 

Dalla prima alla diciottesima indagine del Commissario Andrea Martini, la Baltaro descrive Torino del periodo di ambientazione, chiedendo a conoscenti e amici più anziani di lei, leggendo le riviste d’epoca in Biblioteca e, addirittura, risalendo alle condizioni metereologiche dei giorni descritti nelle opere. 

Voleva che il contesto della narrazione, l’ambiente, il clima, fossero fedelmente aderenti alla realtà di allora; al contrario dell’episodio di cronaca, che doveva essere qualcosa di non identificabile, dove il delitto non è mai particolarmente dettagliato, quasi a voler rispettare la privacy dei protagonisti di episodi di cronaca davvero successi, adottando nei loro confronti rispetto e riservatezza. 

Gianna Baltaro per scrivere i gialli usava la metodologia giornalistica per la scena del crimine, e una forte ed educata umanità ricca di estro e fantasia per la rappresentazione delle scene. 

Fu paragonata ad Agatha Christie, a Liala e a Simenon, ma la Baltaro, forte di una eseprienza straordinaria come giornalista di “nera”, dotata di una grande conoscenza della Torino di un tempo, aveva un carattere letterario esclusivo. 

Fabio Buffa 

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