Il 26 ottobre 1879 venne inaugurato al centro di Piazza Statuto a Torino il monumento che ancora oggi domina la piazza: il Monumento al Traforo del Fréjus, realizzato per celebrare la costruzione dell’omonimo traforo ferroviario che collegò l’Italia e la Francia.
Questo intervento monumentale nasce per ricordare una delle imprese infrastrutturali più ardite del XIX secolo: il Traforo ferroviario del Fréjus, inaugurato nel 1871 e progettato per superare le Alpi dal Piemonte verso la Francia, passando sotto la montagna del Fréjus.
Autori e materiali: tradizione e innovazione
L’idea del monumento si deve a Marcello Panissera di Veglio, allora presidente della Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, mentre l’esecuzione dell’opera fu affidata allo scultore Luigi Belli (1844-1919).
La struttura principale è una piramide composta da blocchi di pietra bruna estratti durante i lavori del traforo stesso, materiale che richiama direttamente l’impresa ingegneristica. Sulla sommità della piramide si erge un’imponente figura alata, il cosiddetto “Genio alato”, che regge in una mano una penna e nell’altra un gesto che sembra indicare la discesa verso il basso. Sotto di lui si trovano figure in marmo chiaro rappresentanti “titani sconfitti”.
Significato simbolico: due letture contrapposte
In piena epoca positivista, il monumento viene pensato come una allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta: la scienza e l’ingegno umano (il Genio alato) si elevano al di sopra della natura selvaggia (i titani) e della montagna che è stata traforata.
Tuttavia, nella cultura popolare torinese si sono sviluppate interpretazioni alternative:
- Alcuni vedono le figure marmoree come i minatori e operai che hanno perso la vita negli scavi (non va dimenticato che circa 48 operai morirono durante i lavori del traforo tra incidenti ed epidemie).
- Altri rimandano ad una visione esoterica: il Genio alato sarebbe una figura di Lucifero, la stella rovesciata a cinque punte sul suo capo (oggi mancante) richiamerebbe simboli massonici o occultisti, e la collocazione occidentale della piazza, “dove il sole scompare”, alimenta suggerimenti di magia nera.
Luogo emblematico, memoria viva
Il monumento occupa uno spazio centrale nei giardinetti di Piazza Statuto, sul lato ovest, e la sua presenza caratterizza fortemente l’area, rendendola non solo un punto di passaggio ma anche un invito alla riflessione sulla storia e sulle simbologie urbane.
La sua costruzione e inaugurazione ricadono in un periodo di grande sviluppo ferroviario e infrastrutturale per l’Italia, e il traforo stesso rappresentò una rivoluzione nelle comunicazioni alpine. In questo senso, il monumento diventa testimonianza sia di un progresso tecnico che di una cultura moderna che celebrava l’ingegno umano.
Stato attuale e peculiarità
Con il passare degli anni l’opera ha mantenuto la propria visibilità ma non è priva di problematiche: ad esempio la stella a cinque punte sul capo del Genio è sparita tra il 2007 e il 2015.
Nel 2021 l’opera è stata protagonista di un’installazione artistica con 15.000 margherite per celebrare i 150 anni del traforo, evento che ha richiamato l’attenzione anche sul bisogno di restauro dell’opera.
Il Monumento al Traforo del Fréjus è molto più di una semplice statua: è un mix di tecnica, arte, memoria e simbolo. Racconta l’impresa dei pionieri del ferro, la fiducia nel progresso e la volontà di superare ostacoli alti come le Alpi. Allo stesso tempo, porta con sé stratificazioni di significati – sociali, simbolici e anche esoterici – che la rendono uno degli elementi più suggestivi della Torino urbana. Ogni visitatore, avvicinandosi a Piazza Statuto, può dunque trovare in questa piramide di pietra un racconto che va oltre la semplice forma: un racconto che parla di uomini e montagne, di scienza e simboli, di passato e leggenda.

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