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Anche se il Piemonte non ha il mare il Politecnico di Torino studia come ottenere energia dalla onde marine.

Le onde marine costituiscono una delle fonti di energie rinnovabili più interessanti: l’energia delle onde può essere considerata un derivato dell’energia solare, attraverso l’azione dei venti.
Ne ha parlato oggi pomeriggio ai lavori delle Commissione Smart City e Ambiente Giuliana Mattiazzo, docente del Politecnico di Torino, che ha spiegato lo sviluppo di un dispositivo sperimentale all’isola di Pantelleria attivo dal 2015 per lo sfruttamento dell’energia del moto ondoso.

Le attività di ricerca dell’ateneo hanno condotto allo sviluppo di un convertitore per la produzione di energia dalle onde del mare battezzato ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter). E’ un progetto finanziato da Regione Piemonte e Regione Sicilia; si tratta di un galleggiante vincolato al fondale marino con un ormeggio lasco, che ne permette il moto di beccheggio e l’orientamento a seguire la direzione principale del fronte d’onda. All’esterno si presenta come uno scafo completamente chiuso, con il solo cavo elettrico che, tramite un giunto, attraversa la struttura del galleggiante e si va a connettere con un cavo statico posizionato sul fondale che arriva fino a riva. Il cuore della macchina consiste nel sistema giroscopico costituito da un volano di 10 tonnellate.

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Il Politecnico sta lavorando alle sperimentazioni sul moto ondoso da oltre 15 anni; tra i vantaggi dello sfruttamento di questa risorsa evidenzia come l’energia dalle onde del mare dia la possibilità di evitare il consumo del suolo, mentre dal punto di vista paesaggistico le installazioni sono poste a distanza sufficiente da azzerare l’impatto visivo per l’uomo. Le principali sfide tecnologiche che questa energia rinnovabile sta affrontando hanno tutte come fine ultimo la riduzione dei costi di installazione e la manutenzione dei dispositivi.

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