Giuseppe Farassino, detto Gipo, noto anche con lo pseudonimo di Tony D’Angelo, nacque a Torino l’11 marzo 1934 e morì nella stessa città l’11 dicembre 2013. Cantautore, attore e politico, è considerato una delle figure più significative della canzone d’autore italiana e uno dei principali interpreti della tradizione musicale piemontese. La sua opera ha raccontato con ironia, malinconia e grande umanità la vita quotidiana delle periferie torinesi, diventando una vera e propria voce popolare della città.
Gli inizi: Barriera di Milano e la musica popolare
Farassino nacque e crebbe nel quartiere operaio della Barriera di Milano, una delle zone popolari di Torino caratterizzata da case di ringhiera e da una forte identità comunitaria. La sua famiglia aveva origini vercellesi e il padre Alessandro era un sassofonista.
Dopo il diploma in ragioneria, Gipo imparò a suonare chitarra e contrabbasso e iniziò ad esibirsi nei locali e nelle balere del Piemonte. I suoi primi dischi risalgono alla fine degli anni ’50 e ai primi anni ’60, quando incise alcuni 45 giri utilizzando lo pseudonimo di Tony D’Angelo.
Il debutto discografico avvenne nel 1960 con l’album Le canssôn d’ Porta Pila, una raccolta di canzoni popolari piemontesi realizzata insieme al cantante folk torinese Riz Samaritano. In questi anni Farassino recuperò e reinterpretò la tradizione musicale locale, contribuendo a valorizzare la lingua piemontese nella canzone moderna.
Il successo negli anni Sessanta e Settanta
Il 1968 segnò una svolta nella carriera di Farassino con l’album Avere un amico, che conteneva alcune delle sue canzoni più celebri. Tra i brani più noti:
- Avere un amico
- La mia città, ritratto poetico e malinconico di Torino
- Il bar del mio rione
L’anno successivo pubblicò Due soldi di coraggio, considerato uno dei suoi dischi migliori. Tra i brani più significativi:
- Remo la barca, ballata drammatica nello stile della canzone d’autore italiana
- Ballata per un eroe, canzone antimilitarista che suscitò polemiche politiche
- Non puoi capire
In questi anni nacque anche una profonda amicizia con Fabrizio De André, con cui condivideva l’attenzione verso gli ultimi, i poveri e gli emarginati.
Parallelamente Farassino portò in scena spettacoli teatrali in piemontese e collaborò con importanti artisti, tra cui Paolo Conte, che scrisse per lui la canzone Monticone.
Teatro, cinema e televisione
Oltre alla musica, Farassino sviluppò una intensa attività teatrale. Nel 1970 fondò una compagnia con il regista Massimo Scaglione, con cui portò in scena numerosi spettacoli in lingua piemontese.
Negli anni Settanta lavorò anche nel cinema, recitando in diversi film tra cui:
- Uccidere in silenzio (1972)
- La bottega del caffè (1973), tratto dall’opera di Carlo Goldoni
- Un uomo, una città (1974)
La sua figura di artista popolare, capace di alternare canzone, cabaret e teatro, lo rese molto amato dal pubblico piemontese.
L’impegno politico
Negli anni Ottanta Farassino si avvicinò alla politica. Dopo una iniziale vicinanza al Partito Comunista Italiano, fondò nel 1987 il movimento Piemont Autonomista, che successivamente confluirà nella Lega Nord.
La sua carriera politica fu significativa:
- 1990: eletto consigliere regionale del Piemonte
- 1992: eletto deputato alla Camera
- 1994: eletto al Parlamento europeo
Durante il suo mandato europeo lavorò in particolare nelle commissioni dedicate ai trasporti, al turismo e all’agricoltura.
Gli ultimi anni e il ritorno alla musica
Negli anni Duemila Farassino tornò a dedicarsi alla musica e allo spettacolo. Nel 2001 intraprese un tour in Sud America con lo spettacolo Agli amici.
Nel 2005 fu colpito da una tragedia personale: la morte della figlia Caterina, fotografa molto nota a Torino. Nonostante il dolore, l’artista continuò a esibirsi, presentando nuovi recital e progetti teatrali.
Nel 2007 pubblicò il romanzo autobiografico Viaggiatori paganti, mentre nel 2012 uscì il libro Frammenti di Barriera, dedicato ai ricordi della sua infanzia nel quartiere natale.
La morte e l’eredità culturale
Gipo Farassino morì a Torino l’11 dicembre 2013 all’età di 79 anni. Dopo il funerale laico al Teatro Carignano, le sue ceneri furono sepolte nel cimitero di Pino Torinese, accanto alla moglie Lia Scutari e alla figlia Caterina.
Negli anni successivi la città di Torino ha reso omaggio alla sua figura:
- nel 2017 un tratto dei Murazzi del Po è stato intitolato a lui e al cantante Fred Buscaglione
- nel 2016 è stato presentato al Torino Film Festival il documentario Gipo, lo zingaro di Barriera
- nel 2023 una sala del Consiglio regionale del Piemonte è stata dedicata alla sua memoria.
✅ Gipo Farassino resta una figura simbolo della cultura torinese: un cantautore che ha raccontato la vita delle periferie, gli amori difficili e la dignità della gente comune, diventando nel tempo una delle voci più autentiche della canzone d’autore italiana.

Vivatorino Notiziario della citta' di Torino

















