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Roberto Omegna, il genio torinese che inventò il documentario

120 anni fa il Cinematografo faceva un balzo in avanti storico, grazie alla sperimentazione di un torinese che non è esagerato definire il “padre” del documentario scientifico. Parliamo di Roberto Omegna, nato nella nostra città il 28 maggio 1876, figlio di un dirigente di Ferrovia (Vincenzo) e di una casalinga (Giuseppina Silva). 

Dopo una laurea in Fisica e Matematica, si dedica all’arte e allo spettacolo, anche se i suoi insistono per un impiego sicuro in banca. E in banca a lavorare il nostro Omegna ci va, senza però tralasciare, nel tempo libero, le sue passioni; anzi, estendendole anche al mondo della fotografia. 

Perchè abbiamo parlato di 120 anni fa? 

Perchè nel 1901 Omegna lascia il lavoro in banca e convince l’imprenditore Domenico Cazzulino a comprare uno dei due cinema Lumière di Torino, cambiando il nome in Edison. Il 1901, proprio per queste prime pulsioni dettate dalla passione cinematografica di Omegna e dalla sua grande attitudine alla sperimentazione, porta quest’ultimo a viaggare in Francia per comprare pellicole che  scompone e riassembla, creando i primi lungometraggi, che a Torino, nella sala Edison, hanno subito successo. Da quell’anno il nostro esperto di cinema inizia ad avere voglia di proiettare film propri, senza acquistarne da case cinematografiche. Nel 1904 Omegna si sposa con Laura Maffeis e realizza il suo primo documentario scientifico. Un lavoro cinematografico reso possibile dalla società costituita con il fotogrtafo torinese Arturo Ambrosio. 

Ed è qui che parte una carriera che portò Roberto Omegna a diventare, e ad essere tutt’ora riconosciuto, l’autentico pioniere del cinema scientifico. Il secondo documentario lo realizza nel 1908: è il racconto del lavoro di marinai militari che lanciano un siluro. 

Grazie alle opere del nostro autore, i documentari sugli avvenimenti scientifici, politici e sportivi, diventano qualcosa di molto popolare tra i cittadini. Sempre di Omegna, è la visione intitolata “La Nevropatologia”, con riprese dal vero e con una vera paziente, in cui i medici insegnano le tecniche per affrontare una persona affetta da nevrosi. 

Roberto Omegna va sui luoghi del terremotro di Reggio Calabria e Messina del 1908, documenta i paesi esotici e riprende un incontro ravvicinato con un leopardo. Intervistato dopo questa impresa, quando il giornalista gli chiede se avesse avuto paura di quell’animale, lui risponde: “paura? Certo!!! Ma non di essere attaccato dal leopardo, bensì che fuggisse via, rovinando il mio lavoro“. 

Omegna è il precursore delle riprese intervallate, ovvero quelle che in pochi minuti fanno vedere l’evoluzione di qualcosa che per mutare ci mette giorni, settimane o mesi. 

Con questa tecnica effettua le riprese di una crisalide che diventa farfalla: vince il primo premio, di 5 mila lire, al concorso mondiale di cinematografia. Nella giuria c’è  Louis Nicolas Lumière. Il duo Ambrosio-Omegna gira il mondo, i loro lavori diventano famosi ovunque; grande successo ebbe il film-docomentario “Gli ultimi giorni di pompei”. Roberto Omegna però è personalità eclettica, che vuole cambiare e sperimentare: a lui paice il ruolo di pioniere del documentario, ma vuole anche realizzare film più leggeri, come storie fumettistiche, da romanzo d’appendice, ironiche e disincantate. E su questi generi basa per qualche tempo il proprio lavoro. 

Viene poi chiamato a Roma dall’Istituto Luce, per collaborare nell’ambito della didattica educativa; cede all’istituto parte dei suoi lavori scientifici: realizza le riprese della nascita di un pulcino, sempre con la tecnica delle riprese intervallate. 

Durante la seconda guerra mondiale propone un divertente documentario dove una massaia avvia una “battaglia” per disfarsi dei topi, in cui i metodi per sconfiggere i fastidiosi animaletti sono puntualmente vanificati dalla reale intelligenza dei roditori, che riescono sempre a trovare il modo per accaparrarsi il formaggio, usato come trappola dalla donna, ma utilizzato come prelibato cibo dai topi. 

La guerra porta la divulgazione scientifica dell’Istituto Luce ad un ridimensionamento, per lasciare spazio alla campagna propagandistica verso il regime fascista; così Roberto Omegna torna a Torino, dove morirà il 19 novembre 1948. 

Bozzetto e testo Fabio Buffa

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