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Tumore infiltrante della vescica: a Torino un innovativo intervento permette la ricostruzione dell’organo e preserva le funzionalità urinarie e sessuali

La particolare tecnica di ricostruzione è stata messa a punto daI dott. Mari, Responsabile Unità Operativa di Urologia a Maria Pia Hospital di Torino

Torino, novembre 2020 – Si stima che in Italia, durante il 2019, siano stati diagnosticati 29.700 nuovi casi di tumore alla vescica. Si tratta di neoplasie con un’incidenza in crescita; tuttavia un’attenta prevenzione e i progressi delle tecnologie di imaging permettono una diagnosi precoce e le innovazioni in campo medico-chirurgico registrano importanti risultati nel trattamento del tumore anche nella sua forma infiltrante, più rara, a carattere maligno. L’équipe di Urologia di Maria Pia Hospital di Torino riserva una grande attenzione alle problematiche oncologiche in questo ambito, come testimonia un recente caso che ha coinvolto un uomo di 64 anni affetto da tumore vescicale infiltrante, sottoposto ad una specifica ricostruzione vescicale che ha consentito di conservare le funzionalità urinarie e sessuali.

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Il dott. Mauro Mari, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia a Maria Pia Hospital, con la collaborazione del dott. Andrea Cugudda e del dott. Davide Vaccino, si è occupato della diagnosi e del trattamento della neoplasia del 64enne, un fumatore. Il tabagismo è infatti uno dei fattori di rischio per questo tipo di tumore, insieme all’esposizione professionale a sostanze nocive contenute in vernici e solventi.

L’équipe ha inizialmente sottoposto il paziente a TURP (resezione della prostata per rimuovere eventuali ostacoli allo svuotamento della vescica, dall’inglese TransUrethral Resection of the Prostate); dopodiché ha pianificato un’operazione di cistectomia radicale con linfoadenectomia iliaco-otturatoria bilaterale e ha confezionato una neovescica ortotopica a Y con ileocapsuloplastica. Una terminologia complessa che sta a significare che al paziente sono state rimosse la vescica colpita dal tumore e la sola parte interna della ghiandola prostatica, che non era stata intaccata dalla malattia, preservandone la capsula. Utilizzando una parte dell’intestino, è stata poi creata una nuova vescica che, collegata all’apparato genitale, svolge oggi correttamente la sua funzione consentendo al paziente di preservare l’autonomia urinaria e sessuale.

Il paziente è stato dimesso dopo 16 giorni di degenza post operatoria, con buona continenza e istruito sulla modalità di una corretta minzione. “L’intervento ha avuto successo e il paziente ha imparato a gestire una nuova routine per la funzionalità urinaria – spiega il dott. Mari –. Al controllo eseguito successivamente abbiamo riscontrato la conservazione della funzione erettile. Infine, l’esame istologico ha confermato l’assenza di neoplasia in altre sedi, pertanto il paziente non necessita di altre terapie ma solo di regolari controlli”.

L’intervento di cistectomia e ricostruzione della neovescica

Dopo l’asportazione della vescica e della sola parte interna della prostata, la vescica del paziente è stata ricostruita utilizzando un tratto di ileo – una parte dell’intestino – autologo (ovvero del paziente stesso) alla quale vengono collegati gli ureteri che portano le urine dai reni alla vescica. Questa procedura normalmente provocherebbe una sicura incontinenza notturna e una discreta incontinenza diurna, con una compromissione dell’attività sessuale. In questo caso, invece, attuando prima la disostruzione prostatica e poi asportando la vescica, vengono preservate sia la continenza urinaria che la potenza sessuale.

L’intervento viene eseguito in una sola seduta chirurgica della durata di circa 4-5 ore.

Attualmente il tumore vescicale infiltrante non può prescindere da un intervento chirurgico di cistectomia radicale con ricostruzione della vescica. La ricerca sta progredendo per individuare terapie farmacologiche e trattamenti chirurgici che permettano sempre meno invasività e sempre più la conservazione delle funzionalità, per un minor impatto fisico e psicologico per il paziente.

“Quando possibile, procedure meno invasive possono prevenire delle vere e proprie disabilità, migliorando infinitamente il tenore di vita post-operatorio – commenta il dott. Mauro Mari –. L’impotenza e l’incontinenza sono delle disabilità in grado di innescare problematiche psicologiche, oltre che fisiche, nei pazienti coinvolti.  L’Urologia di Maria Pia Hospital è molto attenta a questi aspetti e, quando possibile, adotta tecniche conservative e meno invasive anche in ambito Oncologico”.

Alternative chirurgiche: la tecnica MICT

Quando non è possibile procedere con la ricostruzione della vescica, si interviene con una cistectomia, ovvero la rimozione della vescica colpita da tumore e conseguente derivazione urinaria con un sacchettino all’esterno. Nella tecnica originaria (derivazione urinaria secondo Bricker) il sacchettino viene posto sulla parte destra del corpo, per cui l’uretere di sinistra deve fare un percorso complicato e una curva per arrivare sulla destra e attaccarsi a questo serbatoio. Questo corso dell’uretere può provocare il restringimento dell’uretere di sinistra e la gestione delle problematiche connesse (coliche renali, infiammazione del rene) è complessa.

Il dott. Mari ha ideato la tecnica MICT (tecnica del condotto ileale modificata), brevettata e presentata ai Congressi internazionali di urologia: tramite la MICT il chirurgo non sposta l’uretere ma è il tratto di intestino che va verso l’uretere di sinistra. Così facendo, il fenomeno di restringimento non si verifica più.

Qualora non fosse stato possibile ricostruire la vescica nel 64enne, si sarebbe attuato questo intervento.

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