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“Tra Spagna e Monferrato”: il viaggio che diventa ritorno. La 14ª Cena d’Autore di Fuoritempo raccontata come una serata già entrata nella memoria di Chieri

La 14ª Cena d’Autore di Fuoritempo raccontata come una serata già entrata nella memoria di Chieri

Chieri, 17 febbraio 2026. Il centro storico profuma di impasti appena sfornati e vino versato nei calici giusti. Alle 20 in punto, in Via Principe Amedeo, le luci calde del Fuoritempo accolgono ospiti arrivati da Torino, dalle colline del Monferrato e persino da Milano per la 14ª edizione delle Cene d’Autore: “Tra Spagna e Monferrato. Il viaggio e il ritorno alle radici”.

Una serata che, più che un evento, è stata un racconto a più voci. Sei mani in cucina – quelle degli chef Alessandro Bartoli e Giulio Canavese, anime del Àlea, insieme al padrone di casa, il pizza chef Davide Di Bilio – e una visione comune: partire, imparare, tornare.

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L’accoglienza: jazz, calici e parole

Alle 20.30, mentre la pianista Chiara Nicora lascia scivolare le prime note jazz tra i tavoli, il giornalista Danilo Poggio introduce il tema della serata: «Non è nostalgia, è consapevolezza. Il viaggio serve per scegliere dove tornare».

Nei calici, il Sauvignon “Parcella 602” 2023 de IParcellari – il progetto di Davide Canina e Monica Pedrotto – apre la strada a un percorso in cui ogni vino è espressione precisa di una parcella, di un’identità.


Il menu: memoria piemontese, anima catalana

Puccia a fügassa inta-o cappuccin

La serata si apre con una focaccia al caffè e cappuccino di funghi: un boccone che sorprende per profondità aromatica e leggerezza. L’impasto di Di Bilio – frutto di anni di studio tra cereali alternativi e farine macinate a pietra – è fragrante, digeribile, vivo.

«Non pensavo che il caffè potesse dialogare così bene con i funghi», racconta Laura, 38 anni, insegnante di Chieri. «È come se il Piemonte avesse imparato a parlare spagnolo».


Al-Andalus – la nuova pala alla romana

È il momento più atteso: il debutto ufficiale della pala alla romana nel menu del Fuoritempo. Impasto con farina di ceci e farro, topping di stracciatella, pomodoro, za’atar e limone alla marocchina. Un ponte ideale tra Mediterraneo e colline piemontesi.

Giulio Canavese spiega ai tavoli: «A Barcellona abbiamo imparato la libertà creativa. Ma il sapore che cerchiamo è quello che ci appartiene».

«Questa non è solo pizza», commenta Marco, ristoratore torinese presente in sala. «È fine dining che si esprime attraverso l’impasto».


¡Que vivan las tapas!

L’atmosfera si scalda con un percorso in stile tapas:

  • Pollo in pepitoria
  • Tacos con pollo sfilacciato, allioli e pimiento del piquillo
  • Pane e paté di fegatini
  • Zampa al limone
  • Croquetas con ragù di creste

Il Ruchè di Castagnole Monferrato “Tre Parcelle” 2024 accompagna il viaggio con eleganza speziata.

Alessandro Bartoli racconta al microfono: «Nelle cucine del Disfrutar abbiamo capito che la tecnica è uno strumento, non il fine. Qui la usiamo per rispettare la memoria».

Dal pubblico, un applauso spontaneo segue l’assaggio delle croquetas: croccanti fuori, intense dentro, con quel ragù di creste che parla piemontese con accento iberico.


“Questa non è una pizza” – il dessert

Chiude il percorso un piatto che gioca con le aspettative: cioccolato bianco, vino e pere. Struttura, acidità, dolcezza calibrata. «Sembra un ricordo d’infanzia trasformato in opera contemporanea», sussurra una giovane coppia seduta vicino al pianoforte.


Il senso del ritorno

La serata non è stata solo una cena, ma una dichiarazione di intenti. Bartoli e Canavese, dopo esperienze internazionali e il passaggio in una delle cucine simbolo dell’avanguardia catalana, hanno scelto di aprire Àlea nel Castello dei Conti Amico a Castell’Alfero. Un ritorno alle radici non come rifugio, ma come scelta matura.

E Fuoritempo, forte dei Tre Spicchi del Gambero Rosso e del 66° posto nella classifica 50 Top Pizza Italia, conferma la sua identità: un luogo dove la pizza dialoga con il fine dining, il vino e la cultura gastronomica.


Le voci del pubblico

«È stato come viaggiare senza muoversi da Chieri.» – Anna, sommelier
«La pala alla romana entrerà tra i miei comfort food.» – Davide, 29 anni
«Serate così alzano l’asticella della ristorazione piemontese.» – Giorgio, imprenditore

Quando le luci si sono abbassate e le ultime note jazz hanno accompagnato i saluti finali, l’impressione condivisa era una sola: il viaggio è fondamentale, ma il ritorno – se consapevole – è un atto creativo.

E martedì sera, a Chieri, quel ritorno aveva il profumo del pane appena sfornato e il sapore di un Piemonte che guarda lontano senza dimenticare chi è.