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Nuova area di degenza Covid nell’Oftalmico di Torino, sostituisce quella delle Ogr

E’ stata collocata presso l’ospedale Sperino Oftalmico di Torino l’area temporanea per la cura dei pazienti affetti da Coronavirus ospitata da aprile a metà luglio nelle Officine Grandi Riparazioni.

Venerdì 9 ottobre saranno attivi i primi 40 letti, per fine mese altri 25 e a metà novembre gli ultimi 15, dedicati alla terapia sub intensiva. In questo modo l’area di Torino potrà contare su 80 posti letto capaci di affrontare le eventuali necessità di ricovero di pazienti a bassa e media intensità di cura. L’investimento complessivo, di oltre 600.000 euro, è stato sostenuto interamente dalla Compagnia di San Paolo attingendo a quanto risparmiato dall’allestimento della struttura delle Ogr.

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Nel corso della presentazione, il presidente della Regione Alberto Cirio ha evidenziato che “l’apertura di questo ospedale Covid è importante perché dà al nostro territorio un supporto fondamentale per la gestione dell’emergenza sanitaria, ma anche perché l’Oftalmico è una struttura ospedaliera che doveva chiudere e che invece riapriamo, perché se c’è una cosa che il Covid ci ha insegnato è che sulla sanità non si taglia”.

Insieme a Cirio erano presenti il commissario per la gestione delle politiche sanitarie dell’Unità di Crisi, Carlo Picco, il direttore sanitario dell’Oftalmico, Michele Morandi, il commissario generale dell’Unità di crisi, Vincenzo Coccolo, e il coordinatore dell’Area giuridico-amministrativa, Antonio Rinaudo, con il segretario generale di Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi, e il presidente di Fondazione Crt, Giovanni Quaglia.

Impossibilitato a partecipare a causa di altri impegni, l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi ha voluto rimarcare che “sono stati rispettati tempi e modi concordati con Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo” e che “dobbiamo gratitudine a quanti hanno reso possibile centrare l’obiettivo, con encomiabile dedizione e generosità. Sappiamo quanto sia preziosa la disponibilità di posti letto Covid, soprattutto per venire incontro, in caso di necessità, alle esigenze degli ospedali. È un modello che abbiamo sperimentato con successo nella fase più acuta della pandemia, certamente è importante mantenerlo attivo”.

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