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L’8 gennaio 1828 il sacerdote Giuseppe Benedetto Cottolengo fondò a Torino la Piccola Casa della Divina Provvidenza

Torino, 8 gennaio — In questa data si ricorda la genesi di una delle istituzioni più significative nella storia sociale e assistenziale della città di Torino: la Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata all’inizio del 1828 dal sacerdote Giuseppe Benedetto Cottolengo, figura oggi venerata come santo e simbolo di carità cristiana.

Nato a Bra nel 1786 da una famiglia di profonde radici cristiane, Cottolengo manifestò fin dalla giovinezza una particolare sensibilità verso i più poveri e i più emarginati. Dopo gli studi teologici e l’ordinazione sacerdotale, si trasferì a Torino dove, constatando le carenze delle strutture assistenziali dell’epoca, maturò in lui l’idea di creare un luogo dove nessuno fosse escluso dall’accoglienza.

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Secondo le cronache storiche, fu un drammatico episodio — la morte di una donna rifiutata dagli ospedali cittadini — che spinse Cottolengo a dedicarsi con determinazione a questa causa. La risposta fu l’apertura di una modesta infermeria nel cuore di Torino, in via Palazzo di Città, il 17 gennaio 1828, conosciuta come “Ospedaletto della Volta Rossa” e destinata ad accogliere i malati che non trovavano posto altrove.

Da questa prima esperienza, caratterizzata dalla fede e dalla carità operosa, nacque progressivamente un’opera più strutturata: la Piccola Casa della Divina Provvidenza, trasferita nel 1832 nella zona di Valdocco (oggi Borgo Dora) e riconosciuta con Regio Decreto di Carlo Alberto nel 1833.

Questa istituzione si distingueva — e continua a distinguersi — per la sua apertura totale: persone affette da disabilità fisiche o mentali, epilettici, sordi, anziani, orfani e tante altre categorie tradizionalmente escluse da altre cure ricevevano qui non solo assistenza sanitaria, ma anche dignità, casa e supporto educativo.

Nel corso degli anni la Piccola Casa si è evoluta fino a diventare un vasto complesso assistenziale e sanitario, con filiali non solo in Piemonte ma in diverse parti d’Italia e del mondo, fedele alla missione di prendersi cura “della persona nella sua interezza”.

La figura di Giuseppe Benedetto Cottolengo, canonico, assistente spirituale e instancabile uomo di carità, rimane centrale nella storia torinese: proclamato beato nel 1917 e santo nel 1934, ha lasciato come eredità un’opera che, nata nel cuore della città sabauda, è divenuta riferimento per migliaia di persone bisognose.

Oggi, in occasione dell’8 gennaio, la comunità torinese e l’intero mondo cottolenghino ricordano la nascita di quell’iniziativa pionieristica che ha trasformato il volto dell’assistenza sociale nel XIX secolo e continua a segnare il presente con i valori di carità, accoglienza e dignità umana.