Home / In evidenza / Hamburger “finti” Anche Coldiretti vuole più chiarezza
previous arrow
next arrow
Slider
previous arrow
next arrow
Slider

Hamburger “finti” Anche Coldiretti vuole più chiarezza

COLDIRETTI PIEMONTE: SERVE LEGGE NAZIONALE CONTRO FINTI HAMBURGER 

Bisogna fare chiarezza per tutelare imprese e consumatori  
“Serve una norma nazionale per fare definitivamente chiarezza su veggie burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella, salsiccia o hamburger per evitare l’inganno ai danni del 93% dei consumatori che in Italia non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano”. E’ quanto sostengono Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale dopo che al Parlamento Europeo non ha approvato nessuno degli opposti emendamenti che si proponevano, o di vietare o di consentire, l’uso delle denominazioni di alimenti a base di carne per i prodotti di origine vegetale.

previous arrow
next arrow
Slider
NUOVI TOUR GIUGNO 2020
previous arrow
next arrow
Slider

Una fumata grigia che lascia di fatto il carrello della spesa “aperto” a finti hamburger con soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti grazie alla possibilità di utilizzare nomi come “burger vegano” e “bistecca vegana”, bresaola, salame, mortadella vegetariani o vegani con l’unico limite di specificare sull’etichetta che tali prodotti non contengono carne.

“Il perdurare di una situazione di incertezza rappresenta purtroppo un favore alle lobbies delle multinazionali che investono sulla carne finta, vegetale o creata in laboratorio – denunciano Moncalvo e Rivarossa – puntando su una strategia di comunicazione subdola con la quale si approfitta deliberatamente della notorietà e tradizione delle denominazioni di maggior successo della filiera tradizionale dell’allevamento italiano per attrarre l’attenzione dei consumatori e indurli a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne e dei prodotti a base di carne. Occorre, quindi, regolamentare con trasparenza sull’etichetta il consumo di nuovi prodotti che sono entrati a far parte della spesa degli italiani senza equivoci che rischiano di limitare la libertà di scelta dei consumatori. Permettere a dei mix vegetali di utilizzare la denominazione di carne significa infatti favorire  prodotti ultra-trasformati con ingredienti frutto di procedimenti produttivi molto spinti dei quali, oltretutto, non si conosce nemmeno la provenienza della materia prima visto che l’Unione Europea importa ogni anno milioni di tonnellate di materia prima vegetale da tutto il mondo”.

A supportare la necessità di una legge nazionale in materia, sull’esempio francese,  c’è peraltro il fatto che la Corte di giustizia europea si è già pronunciata in passato sul fatto che i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale,  anche se tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione,  con la sola eccezione del tradizionale latte di mandorla italiano.

Clicca e segui VivaTorino su  YouTube