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È morto la leggenda Paolo Rossi, campione del mondo in Spagna nel 1982

Aveva 64 anni: è stato uno dei calciatori italiani più famosi di sempre, miglior marcatore dei Mondiali vinti in Spagna e terzo Pallone d’Oro italiano

Paolo Rossi, campione del mondo nel 1982 e terzo Pallone d’Oro nella storia del calcio italiano, è morto mercoledì 9 dicembre a 64 anni. La notizia è stata data dalla moglie, la giornalista Federica Cappelletti. Nato a Prato nel 1956, Rossi guadagnò una notorietà praticamente inesauribile durante i Mondiali in Spagna del 1982 vinti con la Nazionale e poi pochi mesi dopo, quando divenne il terzo italiano a vincere un Pallone d’Oro dopo Gianni Rivera e Omar Sivori.

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Iniziò a giocare a calcio nella squadra di una piccola frazione di Prato e nel 1972, dopo essersi fatto notare a livello locale, venne comprato dalla Juventus. Restò nelle giovanili della Juventus per due anni, poi andò in prestito per un breve periodo al Como. Nella stagione seguente venne comprato in compartecipazione (metà cartellino di una squadra, metà dell’altra) dal Lanerossi Vicenza: nelle quattro stagioni passate in Veneto divenne uno degli attaccanti italiani più forti della sua generazione.

Fu l’allenatore del Lanerossi, Giovanni Battista Fabbri, a cambiargli ruolo per sfruttare meglio le sue caratteristiche. Da ala, praticamente l’unico ruolo in cui venivano fatti giocare i calciatori più minuti, venne trasformato in attaccante, ruolo in cui riuscì a sopperire la sua fisicità non imponente con la velocità e l’abilità nei movimenti senza palla. Segnò una sessantina di gol in poco più di novanta presenze, e nel suo secondo anno il Lanerossi arrivò secondo in campionato. Rossi fu quindi convocato da Bearzot per i Mondiali del 1978. L’allora presidente del Vicenza, Giuseppe Farina, dovette sforzarsi per non farlo riprendere dalla Juventus: per la sua cessione chiese 2 miliardi e 600 milioni di lire, somma che creò un certo scalpore nell’opinione pubblica dell’epoca.

Al termine dei quattro anni passati a Vicenza, Rossi si trasferì al Perugia, il cui presidente, Franco D’Attoma, per attutire i 500 milioni a stagione pagati per il suo prestito biennale al Lanerossi, introdusse per la prima volta lo sponsor su una maglia di una squadra di calcio italiana. D’Attoma concesse al pastificio locale “Ponte” un rettangolo di una decina di centimetri di larghezza sulla maglia, all’altezza del petto, per cui si fece pagare circa 400 milioni di lire. Rossi restò a Perugia per una stagione soltanto, in cui segnò tredici gol tra campionato e coppe.

Nel 1980 la carriera di Paolo Rossi si interruppe per due anni a causa dello scandalo del “Totonero”, per il quale perse l’Europeo del 1980: venne accusato di aver concordato il pareggio di Avellino-Perugia della stagione 1979/1980 e fu successivamente squalificato per due anni, ma si dichiarò sempre innocente. Disse di aver incontrato due persone nell’hotel in cui si trovava in ritiro con il Perugia prima della partita contro l’Avellino, ma di averle lasciato subito dopo aver capito le loro intenzioni. Nonostante la squalifica, per volontà del presidente Giampiero Boniperti la Juventus lo acquistò e Rossi si allenò con la squadra per due anni, in vista del ritorno in campo previsto per la fine di aprile del 1982. Il 15 maggio 1981, tuttavia, Rossi si prese un altro mese di squalifica per aver definito il processo sportivo che l’aveva giudicato “una buffonata”.

La Commissione d’appello federale accolse il ricorso di Rossi e lo fece tornare in campo alla fine della stagione 1981/82 per disputare le ultime partite di campionato con la Juventus. Nella sua prima partita dopo la squalifica, Rossi segnò subito contro l’Udinese e poi fece in tempo a giocarne solo altre due. Il commissario tecnico della Nazionale italiana Enzo Bearzot decise comunque di convocarlo per i Mondiali del 1982, lasciando fuori giocatori apparentemente più in forma come Roberto Pruzzo della Roma, che quell’anno aveva segnato quindici gol. Bearzot si attirò così molte critiche, che aumentarono quando Rossi giocò male le prime tre partite. Nella seconda fase del torneo, però, le prestazioni di Rossi cambiarono completamente.

Segnò addirittura una tripletta nell’ultima partita della seconda fase a gruppi contro il Brasile, che era favorito, giocava benissimo e aveva un centrocampo formato da campioni come Zico, Falcao e Socrates. L’Italia riuscì a batterlo in una delle partite più belle della storia dei Mondiali, con tre gol di Paolo Rossi, che dopo la partita contro il Brasile divenne per tutti Pablito, soprannome che gli fu dato già ai Mondiali del 1978. Rossi segnò ancora due gol nella semifinale contro la Polonia e un gol nella finale di Madrid vinta contro la Germania Ovest. Finì il Mondiale da capocannoniere con sei reti.

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