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Coldiretti Piemonte: ” In Piemonte nella stagione venatoria 2020-2021 abbattuti solo 19 mila cinghiali con la caccia programmata e poco più di 1000 con quella di selezione “

COLDIRETTI PIEMONTE-FAUNA SELVATICA: SERVONO CONTROLLI SANITARI E FISCALI STRINGENTI In Piemonte nella stagione venatoria 2020-2021 abbattuti solo 19 mila cinghiali con la caccia programmata e poco più di
1000 con quella di selezione che generano sul mercato un giro d’affari incontrollato di oltre 700 mila kg di carne

“Purtroppo continuano ad esserci novità pericolose come quella dell’ultimo caso di Peste
suina Africana rilevato in un allevamento di maiali da ingrasso, nello Stato federale
tedesco di Meclemburgo-Pomerania Occidentale, a sud di Rostock e a 185 km a nord-
ovest di Berlino, che fanno emergere ancor più la necessità di controlli serrati su tutte le
carni, non solo a campione, ma su tutti i capi abbattuti. Per questo è fondamentale il
tavolo tecnico permanente che stiamo avviando con l’Istituto Zooprofilattico
Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta che ha dimostrato la sua disponibilità
nell’affrontare le problematiche relative ai rischi sanitari che il proliferare, appunto, dei
selvatici genera sul tessuto produttivo, a livello sociale ed ambientale”. E’ quanto
affermano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa
delegato confederale nel commentare la situazione sempre più arrivata alla saturazione
rispetto alla fauna selvatica.

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“Ringraziamo la Regione per averci fornito i dati che avevamo richiesto da cui, però, si
evince che gli abbattimenti, nella stagione venatoria 2020-2021, dei cinghiali tramite la
caccia programmata siano pari a soli 19 mila capi e poco più di 1000 con quella di
selezione – continuano Moncalvo e Rivarossa -. Numero ben al di sotto degli 80-100 mila
che si contano in Piemonte per cui chiediamo agli enti preposti ed agli istituti venatori il
perché non ne vengano abbattuti maggiormente. Oltre al fatto che, se si moltiplicano i
capi per la quantità di carne, si arriva a calcolare oltre 700 mila kg di carne di cinghiale
che va a finire sulle tavole e sul mercato senza, nella stragrande maggioranza dei casi,
nessun tipo di controllo. Questo genera due grandi problemi: uno di ordine sanitario ed
uno fiscale, per cui è opportuno metterci mano con urgenza”.

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