Il 6 dicembre 2025, a Torino, alla Promotrice delle Belle Arti di via Diego Balsamo Crivelli 11, nel cuore del Parco del Valentino, ha aperto i battenti il Museo delle Torture e dei Serial Killer. L’allestimento uno spazio di circa 1.500 metri quadrati che ospita centinaia di reperti e documenti, con l’obiettivo dichiarato di offrire “un viaggio nella storia per capire la violenza di ieri e di oggi”.
Tra gli oggetti in mostra figurano strumenti storici di tortura come una ghigliottina, una sedia inquisitoria con aculei, un banco di stiramento usato per dislocare brutalmente le articolazioni. Oggetti che provengono da collezioni come quelle del Museo del Martirio e della Tortura di Milano e del Museo di Criminologia di San Gimignano. Accanto a questi, una sezione gratuita è dedicata ai serial killer contemporanei più noti, tra cui Ed Gein e Donato Bilancia.
Secondo gli organizzatori, il museo non vuole essere un’attrazione “horror” fine a sé stessa, ma una risorsa educativa — in particolare per scuole e università — per riflettere su temi come diritti umani, giustizia, memoria storica. In un’epoca segnata da guerre, femminicidi e violenza sociale, l’istituzione punta a diventare uno strumento di consapevolezza e impegno civile.
I precedenti in Europa: cosa insegnano altri musei analoghi
Il progetto torinese si inserisce in una tradizione di musei storici che espongono strumenti di tortura. Ad esempio, il Torture Museum Amsterdam propone una collezione di oltre 40 strumenti medievali, illustrati con incisioni e spiegazioni multilingua dedicate sia al Medioevo sia agli interrogatori che accompagnavano processi per eresia o stregoneria.
In molti casi — come raccontano i curatori — l’obiettivo è lo stesso di Torino: non spettacolarizzare la violenza, ma farne emergere la crudeltà, per far riflettere su quanto l’intolleranza, la sopraffazione e l’abuso di potere abbiano segnato la storia.
Storie e raccolte come queste dimostrano quanto la tortura e le sue tracce materiali siano state un spesso negato elemento di molte epoche. Portarle in museo significa non soltanto documentare, ma chiedere al presente di non dimenticare.
Impressioni: visitatori e reazioni
“Entrare in quelle sale ti lascia un peso sul petto — non serve sangue per capire quanto l’uomo possa essere crudele.” — racconta una giovane guida universitaria.
“Non sapevo cosa aspettarmi. Alcuni strumenti ti fanno quasi sentire l’odore dell’orrore — ma penso sia giusto, così non puliamo la storia con una patina di innocenza.” — commenta una studentessa delle superiori, dopo la visita.
La maggioranza delle riflessioni sono state di apprezzamento per la finalità educativa del museo: “Non serve scandalismo — serve memoria. E riflessione. È un’esperienza dura, ma importante.”
Un museo controverso: prospettive e critica
La decisione di combinare torture storiche e serial killer contemporanei in un’unica esposizione non è neutra. Da una parte, questa scelta rafforza il messaggio sull’universalità e la continuità della violenza umana: dall’Inquisizione al crimine moderno, il filo conduttore è la sopraffazione. Dall’altra, qualcuno teme che la convivenza di epoche così diverse rischi di banalizzare traumi reali, trasformandoli in un “catalogo dell’orrore” più da curiosi che da cittadini consapevoli.
I musei di tortura — come abbiamo visto ad Amsterdam e in altre città europee — spesso trovano un difficile equilibrio: devono documentare la crudeltà passata senza cadere nell’effetto “attrazione da paura”. La chiave, dicono gli organizzatori, è il rigore storico e la contestualizzazione.
Perché questo museo può essere utile — e perché conviene riflettere
- Offre un’occasione di memoria concreta: vedere con i propri occhi strumenti di tortura — e conoscere le storie legate — aiuta a non dimenticare, e a confrontarsi con la violenza come fenomeno storico, non come tabù.
- Interroga il presente: mettendo insieme epoche diverse di violenza, invita a riflettere su quanto l’intolleranza, la crudeltà e la giustizia mal interpretata siano ancora oggi problemi reali.
- Stimola dibattito: la sezione sui serial killer contemporanei può essere occasione per discutere di giustizia, pena, vittime, memoria collettiva — ma anche di rispetto, empatia, consapevolezza.
Allo stesso tempo, il museo richiede sensibilità: la visita non è “leggera”. Serve preparazione, contesto, consapevolezza — per evitare che l’orrore sia consumato come attrazione.
La galleria è gratuita per i visitatori del Museo della Tortura ed è accessibile anche al pubblico esterno previa prenotazione sul sito web: www.museotortureeserialkiller.it
Dove siamo:
Promotrice delle Belle Arti
Viale Diego Balsamo Crivelli, 11, 10126 Torino
Per info e prenotazioni:
Telefono: 011 669 2545
Cellulare: 337.300086 (anche Whatsapp)
Vivatorino Notiziario della citta' di Torino

























