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SUMMARY:Barbara Nejrotti, “dal segno alla voce”: a Torino dodici anni di ricerca artistica nella cripta di san Michele Arcangelo. Dal 28 ottobre al 9 novembre 2026
DESCRIPTION:\nDal 28 ottobre al 9 novembre 2026, la Cripta di San Michele Arcangelo ospita la mostra monografica dell’artista torinese Barbara Nejrotti, a cura di Ermanno Tedeschi. Un percorso espositivo che ripercorre l’evoluzione della sua ricerca dal 2014 a oggi, tra materia, cucitura, tridimensionalità e luce. Ingresso gratuito.\nTorino si prepara ad accogliere “Dal segno alla voce”, la mostra monografica dedicata a Barbara Nejrotti, artista torinese che negli ultimi dodici anni ha sviluppato un linguaggio espressivo personale, capace di unire sperimentazione materica, ricerca plastica e riflessione concettuale. L’esposizione, curata da Ermanno Tedeschi, sarà allestita nella suggestiva Cripta di San Michele Arcangelo, in piazza Cavour 12, e sarà visitabile dal 28 ottobre al 9 novembre 2026.\nL’inaugurazione è in programma martedì 27 ottobre, dalle 18.30 alle 21, mentre la mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente tutti i giorni, dalle 15.30 alle 19.30, con possibilità di visita su appuntamento. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Acribia e con il patrocinio del Comune di Torino.\nLa mostra rappresenta un momento significativo nel percorso di Barbara Nejrotti, che ha scelto di affidare nuovamente a Ermanno Tedeschi la curatela di una propria esposizione personale, esattamente dieci anni dopo la loro prima collaborazione. Un ritorno che assume un valore particolare, perché consente di rileggere l’intero cammino artistico compiuto dall’autrice, dalle prime sperimentazioni fino alla definizione di una voce autonoma e riconoscibile.\nDodici anni di ricerca tra materia, forma e luce\nIl percorso espositivo ripercorre il periodo compreso tra il 2014 e il 2026, mostrando come la ricerca dell’artista si sia trasformata nel tempo, attraversando diverse fasi e sperimentazioni. Al centro del suo lavoro si trova il rapporto tra materia e percezione, sviluppato attraverso una tecnica originale che unisce il cucito alla pittura e alla costruzione di superfici tridimensionali.\nNel 2014 Barbara Nejrotti mette a punto l’“Arte dello Spessore”, una tecnica espressiva nata dalla sua passione per il cucito. Il procedimento consiste nell’unire due tele attraverso la cucitura e nel modellarle mediante spessori interni, così da trasformare una superficie tradizionalmente bidimensionale in una struttura capace di acquisire profondità e volume.\nIn questo processo, cucire non significa soltanto assemblare materiali, ma intervenire direttamente sulla struttura dell’opera. La tela viene modificata nelle sue tensioni, prende corpo e si trasforma in una superficie sulla quale la luce può generare rilievi e ombre. Il gesto artigianale diventa così parte integrante della ricerca artistica, assumendo un valore sia formale sia concettuale.\nLe prime opere realizzate attraverso questa tecnica raccontano soprattutto l’essere umano e la sua dimensione emotiva. Orme, figure in equilibrio precario e uomini immersi nelle onde evocano la presenza, la fragilità e la continua ricerca di stabilità. Sono immagini che suggeriscono una condizione esistenziale sospesa, nella quale il rapporto tra corpo, spazio e movimento diventa centrale.\nGià in questa fase emerge una sensibilità personale che si sviluppa nel confronto con le ricerche spaziali del Novecento. La tela, infatti, smette di essere un semplice supporto pittorico e diventa un elemento attivo, capace di generare una propria dimensione fisica. La sua stessa struttura proietta ombre sulla superficie, introducendo una relazione dinamica tra opera e ambiente.\nLa svolta del lockdown e una nuova concezione dell’opera\nUn passaggio fondamentale nella ricerca di Barbara Nejrotti è rappresentato da un’opera realizzata durante il lockdown, nella quale la tela viene cucita direttamente al telaio. Il gesto si concentra così sul rapporto essenziale tra il tessuto e la struttura che lo sostiene, portando l’artista a interrogarsi nuovamente sulle possibilità espressive della materia.\nQuest’opera costituisce una vera e propria soglia nel percorso espositivo: un momento di raccoglimento e di ridefinizione, dal quale prende forma una nuova fase della ricerca. Il linguaggio artistico si fa progressivamente più essenziale e si allontana dalla rappresentazione figurativa per concentrarsi sulla relazione tra superficie, oggetto e luce.\nNegli anni più recenti, infatti, cambia profondamente il modo in cui l’ombra entra nell’opera. Se nelle prime sperimentazioni era la tela stessa a generare la propria ombra, nelle opere successive la superficie trattiene quella prodotta dal soggetto cucito. L’ombra viene così fissata nell’opera, diventando una presenza stabile, mentre la luce naturale continua a proiettare un’altra ombra, mutevole e legata al momento presente.\nSi crea in questo modo un dialogo tra due dimensioni temporali: da una parte l’ombra trattenuta, testimonianza di un gesto ormai compiuto; dall’altra quella in continuo cambiamento, determinata dalle condizioni della luce e dal trascorrere del tempo.\nÈ proprio in questa relazione che la ricerca di Barbara Nejrotti approda a un minimalismo rigoroso, nel quale ogni elemento assume un ruolo preciso. La riduzione delle forme non comporta una perdita di significato, ma concentra l’attenzione dello spettatore sulla materia, sulla percezione e sulle trasformazioni che avvengono nello spazio.\nErmanno Tedeschi: «Dare corpo all’ombra, al tempo, a ciò che scorre»\nA guidare il pubblico nella lettura delle opere è il curatore Ermanno Tedeschi, che individua nella dedizione alla materia uno degli aspetti più significativi della ricerca dell’artista.\n«Quello che mi ha catturato da subito è stata la dedizione quasi ostinata alla materia, una pratica artigianale complessa, mai fine a sé stessa», sottolinea Tedeschi. «Ho visto in quelle superfici il tentativo di dare corpo all’ombra, al tempo, a ciò che scorre».\nIl curatore descrive l’esposizione come un invito a rallentare lo sguardo e a entrare in relazione con le opere attraverso un’esperienza che coinvolge non soltanto la vista, ma anche una percezione più intima e sensibile.\n«Con questa mostra desidero accompagnare chi guarda dentro un’esperienza lenta, quasi tattile, dove l’opera non si esaurisce a un primo sguardo», aggiunge.\nLa mostra si configura così come un’occasione per osservare da vicino un percorso di ricerca nel quale il lavoro manuale diventa strumento di indagine e la materia si trasforma in un mezzo per riflettere sul tempo, sulla presenza e sulla percezione dello spazio.\nPer Barbara Nejrotti una tappa importante e un nuovo inizio\nAnche per l’artista la mostra rappresenta un momento di bilancio e, allo stesso tempo, l’apertura verso nuove possibilità espressive. Ripercorrere dodici anni di lavoro significa riconoscere le trasformazioni che hanno accompagnato la propria ricerca, ma anche individuare nuovi orizzonti da esplorare.\n«Questa mostra rappresenta un punto di arrivo, ma soprattutto un nuovo punto di partenza», racconta Barbara Nejrotti. «Guardare alle opere realizzate in questi anni mi permette di riconoscere il percorso compiuto e, allo stesso tempo, di intuire nuove possibilità».\nIl ritorno alla collaborazione con Ermanno Tedeschi assume inoltre un significato personale, legato agli inizi della sua carriera espositiva.\n«Tornare a esporre con Ermanno Tedeschi, che ha curato la mia prima mostra monografica, dà a questo momento un significato particolare: è come ritrovare un filo e scoprire dove può ancora condurmi», afferma l’artista.\nUna dichiarazione che richiama idealmente il titolo dell’esposizione: il filo, elemento concreto della tecnica utilizzata da Nejrotti, diventa anche metafora di continuità, memoria e sviluppo della ricerca artistica.\nLa cripta di San Michele Arcangelo, uno spazio che dialoga con le opere\nLa scelta della sede espositiva contribuisce in maniera determinante all’esperienza della mostra. La Cripta di San Michele Arcangelo, con la sua atmosfera raccolta e la sua architettura carica di storia e spiritualità, offre infatti un contesto particolarmente adatto a un percorso incentrato sul dialogo tra materia, luce e ombra.\nLo spazio sotterraneo invita il visitatore a immergersi in una dimensione più silenziosa e contemplativa, nella quale le opere possono entrare in relazione con l’ambiente circostante. Le forme, i rilievi e le ombre si confrontano con l’architettura della cripta, dando vita a un’esperienza che si sviluppa attraverso l’osservazione e il cambiamento del punto di vista.\nLa luce assume un ruolo centrale: non è soltanto un elemento che illumina le opere, ma diventa parte integrante del loro linguaggio. È attraverso le variazioni luminose che emergono la matericità e la tridimensionalità delle superfici, caratteristiche distintive della ricerca di Barbara Nejrotti.\nIl pubblico sarà quindi invitato a osservare le opere da prospettive differenti, cogliendo dettagli che possono cambiare in funzione della posizione e delle condizioni della luce. La visita si trasforma così in un’esperienza graduale, nella quale il significato non viene offerto immediatamente, ma si rivela attraverso il tempo dedicato all’osservazione.\nBarbara Nejrotti, un percorso tra sperimentazione e riconoscimenti internazionali\nNata a Torino, dove vive e lavora, Barbara Nejrotti ha costruito il proprio linguaggio artistico attraverso un percorso di sperimentazione che intreccia diverse tecniche, dalla lavorazione del legno al cucito, dalla pittura al taglio.\nNel 2014 individua una dimensione espressiva personale, sviluppando un metodo che le permette di superare i confini tradizionali della superficie pittorica. Nel corso degli anni ha collaborato con diverse gallerie e partecipato a numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero.\nTra le tappe significative del suo percorso figurano l’esposizione al Parlamento Europeo di Bruxelles nel 2017 e quella alla Chagall House di Tel Aviv nel 2018. Nel 2020, dopo l’incontro con il maestro Leonardo Mosso e accompagnata da Enrico Baleri, l’artista ha avviato un’evoluzione della propria ricerca, passando da un’impostazione formale a una dimensione più informale.\nLe sue opere sono state presentate in diversi musei italiani e stranieri e sono oggi presenti in collezioni pubbliche e private.\nCon “Dal segno alla voce”, Barbara Nejrotti torna dunque a Torino con un progetto che riunisce le principali tappe della propria evoluzione artistica, offrendo al pubblico la possibilità di approfondire una ricerca nella quale il gesto manuale, la materia e la luce diventano strumenti per esplorare nuove dimensioni espressive.\nINFORMAZIONI UTILI\n\nTitolo: Dal segno alla voce\nArtista: Barbara Nejrotti\nCuratela: Ermanno Tedeschi\nInaugurazione: martedì 27 ottobre 2026, dalle 18.30 alle 21\nPeriodo di apertura: dal 28 ottobre al 9 novembre 2026\nSede: Cripta di San Michele Arcangelo, piazza Cavour 12, Torino\nOrari: tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.30 e su appuntamento\nIngresso: gratuito\nOrganizzazione: in collaborazione con l’Associazione Culturale Acribia, con il patrocinio del Comune di Torino.\n\nUna mostra che invita a guardare oltre la superficie, seguendo il filo di una ricerca capace di trasformare il cucito in linguaggio artistico e l’ombra in una presenza concreta. Un percorso in cui dodici anni di sperimentazione trovano una sintesi, lasciando aperta la strada a nuove forme e nuove possibilità.\n
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