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8 ottobre 1996. La tragedia dell’ Antonov precipitato prima di atterrare a Caselle. Morirono 4 persone

La tragedia di Caselle dell’8 ottobre 1996: l’Antonov si schiantò su una cascina, quattro le vittime.
Fu un disastro aereo che sconvolse San Francesco al Campo e lasciò una ferita profonda nella comunità del Canavese.

L’8 ottobre 1996 è una data che il territorio torinese non ha dimenticato. Quella mattina, un gigantesco aereo cargo Antonov An-124 precipitò durante le manovre di atterraggio all’aeroporto di Torino-Caselle, schiantandosi contro una cascina a San Francesco al Campo. Il bilancio fu drammatico: quattro persone persero la vita, due membri dell’equipaggio e i coniugi Fiorentino Martinetto e Maria Perucca, che si trovavano nella loro proprietà.

A distanza di decenni, l’incidente resta uno degli episodi più dolorosi nella storia recente del territorio, ricordato non soltanto per la dinamica dello schianto, ma soprattutto per le vite spezzate e per il segno lasciato nelle famiglie coinvolte e nell’intera comunità.

Il volo e il tentativo di atterraggio

Il velivolo coinvolto era un Antonov An-124 Ruslan, un enorme aereo da trasporto progettato per movimentare carichi eccezionali. Era decollato da Mosca ed era diretto in Brunei, dove avrebbe dovuto consegnare alcune automobili Ferrari destinate al sultano. Durante il viaggio, l’aereo era atteso allo scalo torinese per una sosta operativa.

Quella mattina, però, le condizioni meteorologiche non erano favorevoli: pioveva e la visibilità era ridotta. Durante l’avvicinamento all’aeroporto di Caselle, l’aereo arrivò troppo lungo rispetto alla pista. I piloti tentarono quindi una manovra per riprendere quota e impedire un atterraggio non sicuro, ma il tentativo non riuscì. Il cargo perse quota e finì fuori dall’area aeroportuale, colpendo una cascina a San Francesco al Campo. <Cite refs={[“turn408375search4″,”turn408375search3”]}/>

Le quattro vittime dello schianto

Nell’impatto morirono i due membri dell’equipaggio, il navigatore Oleg Pripouskov e il copilota Alexandre Ougromov, insieme ai proprietari della cascina, Fiorentino Martinetto e Maria Perucca, rispettivamente di 55 e 62 anni.

I coniugi si trovavano nella loro proprietà, impegnati nelle attività quotidiane legate alla cura degli animali, quando l’aereo precipitò sull’edificio. La loro morte trasformò una giornata ordinaria in una tragedia familiare e collettiva.

Lo schianto provocò inoltre feriti e ingenti danni materiali. I soccorritori intervennero tra le macerie e i resti del velivolo, mentre le operazioni di ricerca e messa in sicurezza proseguirono a lungo. Il relitto rimase per mesi nell’area della cascina, diventando una presenza tangibile del disastro. <Cite refs={[“turn408375search1″,”turn408375search4″,”turn408375search6”]}/>

Le indagini e le cause dell’incidente

La ricostruzione della tragedia mise al centro la mancata riuscita della manovra di atterraggio. Secondo quanto riportato dalle cronache successive, l’aereo arrivò lungo sulla pista e i piloti tentarono di riprendere quota, senza riuscire a evitare lo schianto.

Le condizioni meteorologiche, la visibilità ridotta e le circostanze operative dell’avvicinamento furono elementi importanti nella ricostruzione dell’accaduto. La vicenda suscitò anche un dibattito sulle condizioni della pista e sulla sicurezza delle operazioni aeroportuali. Nei giorni successivi furono sollevati interrogativi sui lavori di manutenzione in corso e sull’efficienza dei sistemi di assistenza all’atterraggio.

Una ferita ancora viva a San Francesco al Campo

A molti anni di distanza, il ricordo dell’Antonov continua a far parte della memoria collettiva di San Francesco al Campo. Per chi visse quei momenti, il rumore dei soccorsi, le sirene e l’immagine della cascina devastata sono ricordi difficili da cancellare.

L’8 ottobre 2026, in occasione del trentesimo anniversario, anche il Comune ha rinnovato il proprio omaggio alle vittime, ricordando in particolare Maria e Fiorentino Martinetto e abbracciando idealmente i figli Giusi e Mauro. Nel messaggio istituzionale, l’amministrazione ha sottolineato come quella giornata abbia segnato un prima e un dopo nella vita della comunità. <Cite refs={[“turn408375search6”]}/>

Non si tratta soltanto di ricordare un incidente aereo, ma di restituire un volto alle persone che persero la vita e di riconoscere il dolore di chi rimase. La tragedia di Caselle del 1996 resta così una pagina dolorosa della storia piemontese: un evento che, ancora oggi, richiama l’attenzione sull’importanza della sicurezza e conserva il suo significato più profondo nel ricordo delle quattro vittime.

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