Torino – Nato il 24 febbraio 1916 nel quartiere Borgata Aurora, Guglielmo Gabetto è stato uno degli attaccanti più talentuosi e amati del calcio italiano. La sua carriera, spezzata tragicamente il 4 maggio 1949 nella tragedia di Superga, resta indissolubilmente legata alle due grandi squadre della sua città, la Juventus e il Torino FC.
Gli inizi in bianconero
Torinese purosangue, Gabetto esordì in prima squadra con la Juventus nel 1934. In sette stagioni mise a segno 102 reti complessive, di cui 86 in campionato, numeri che ancora oggi lo collocano tra i migliori marcatori della storia bianconera, sia in Serie A sia in Coppa Italia.
Cresciuto negli anni successivi al “Quinquennio d’oro” juventino, seppe emergere come uno degli attaccanti italiani più prolifici del suo tempo. Elegante, longilineo, sempre con i capelli impeccabilmente lisciati con la brillantina – ispirato al campione argentino Raimundo Orsi – si guadagnò il soprannome di “Barone”, appellativo che in seguito sarebbe toccato anche a Nils Liedholm e Franco Causio.
Il passaggio al Torino e l’epopea granata
Nel 1941 il Torino lo acquistò per la cifra, considerevole per l’epoca, di 330.000 lire. In granata Gabetto trovò l’ambiente ideale per consacrarsi definitivamente. In quegli anni arrivarono anche campioni come Ezio Loik e Valentino Mazzola, con cui nacque il leggendario Grande Torino.
Con il Torino segnò 127 gol in 225 partite, diventando il quarto miglior marcatore di sempre del club. Il suo legame in campo con Franco Ossola fu determinante per i successi della squadra, che dominò il campionato italiano negli anni Quaranta.
Gabetto fu uno dei pochissimi calciatori – insieme ad Alfredo Bodoira ed Eugenio Staccione – a vincere lo scudetto con entrambe le squadre torinesi.
Caratteristiche tecniche e personalità
Attaccante completo, rapido e guizzante nel dribbling, Gabetto possedeva spiccate doti acrobatiche e un tiro potente e coordinato. Era famoso per realizzare gol apparentemente impossibili, tanto da essere soprannominato scherzosamente “la Santa Rita dei goleador”, capace di veri e propri “miracoli” calcistici.
Astuto e spettacolare, odiava le giocate banali. In spogliatoio era considerato l’“uomo che sdrammatizza”, dotato di una spontaneità popolare che lo rendeva amatissimo dai compagni e dai tifosi, che lo chiamavano affettuosamente “Gabe”.
Pur non avendo mai conquistato ufficialmente il titolo di capocannoniere, nella stagione 1945-1946 – disputata con la formula anomala del Campionato Alta Italia e del Girone finale – fu il miglior realizzatore complessivo con 22 reti.
La tragedia di Superga
Il 4 maggio 1949 Gabetto perse la vita insieme ai compagni nella tragedia di Superga air disaster, che cancellò per sempre la squadra del Grande Torino. Aveva 33 anni.
È sepolto al Cimitero Monumentale di Torino, città che ancora oggi lo ricorda come uno dei suoi figli più illustri: un campione capace di scrivere pagine indelebili nella storia del calcio italiano, dividendo il cuore tra bianconero e granata senza mai tradire la propria identità torinese.

Vivatorino Notiziario della citta' di Torino














