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2021 sarà ricordato come l’anno nero per la frutta made in Piemonte

COLDIRETTI PIEMONTE-MACFRUT: PERDITE FINO AL 100% PER LA FRUTTA MADE IN PIEMONTE
Servono nuovi investimenti infrastrutturali, una riduzione del carico contributivo e liquidità  

Il 2021 sarà ricordato come l’anno nero per l’ortofrutta italiana colpita dagli effetti del meteo impazzito a causa dei cambiamenti climatici fra gelo, grandine, bombe d’acqua, tempeste di vento e siccità che hanno devastano campi, serre e raccolti danneggiando, proprio mentre cresce nel mondo la richiesta di cibi salutistici, la voce più importante dell’export agroalimentare Made in Italy. Una situazione drammatica che colpisce produttori e consumatori con un pesante impatto sull’economia, il lavoro e il territorio che sarà al centro del Macfrut di Rimini, il più grande salone della frutta e verdura Made in Italy che inaugura il 7 settembre 2021. 

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Il comparto frutticolo in Piemonte conta numeri importanti con un fatturato complessivo di oltre 500 milioni di euro, una superficie di 18.479 ettari e 7.950 aziende. L’annata, però, in Piemonte è stata fortemente colpita dal maltempo, in particolare dalle gelate e dalla grandine, che ha causato perdite del 70% per albicocche e susine e anche fino al 100% per pesche e kiwi. “L’andamento climatico ha fatto sì che ci sia stato un impatto fortemente negativo su tutto l’indotto frutticolo con manodopera pressoché azzerata e, di conseguenza, una netta perdita di reddito per le imprese e per le famiglie che solitamente in stagione potevano avere un lavoro assicurato proprio dalla raccolta della frutta – spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale-.

In certe zone del Piemonte, invece, la raccolta è stata pressoché nulla a causa delle gelate e degli sconvolgimenti climatici con grandinate, raffiche di vento e trombe d’aria. Con il modificarsi della distribuzione delle precipitazioni per salvaguardare la produzione occorrono –concludono Moncalvo e Rivarossa – immediati interventi strutturali al fine di accumulare l’acqua quando cade e distribuirla quando manca, soprattutto nelle aree interne. Proprio alla luce dei cambiamenti climatici in atto e con il costante aumento delle temperature e, spesso, la ridotta disponibilità di acqua, sono necessari nuovi investimenti infrastrutturali finalizzati a ridurre i costi di produzione delle aziende e, primo fra tutti, una riduzione del carico contributivo oltre alla necessità di liquidità da parte del sistema bancario poiché per molte imprese i prossimi incassi saranno solo a partire da settembre 2022”.

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