Torino, 14 ottobre 1977 – Quel giorno il Cinema Capitol proiettò in prima visione Torino Violenta, un film che sarebbe diventato un cult del poliziottesco italiano. Il progetto partì con un budget risicato, stimato in circa 60 milioni di lire, cifra modesta anche per quegli anni.
Il regista Carlo Ausino, insieme al collega e attore Emanuel (o Emanuele) Cannarsa, si dedicarono in prima persona anche alla promozione, appendendo manifesti per la città nei giorni precedenti l’uscita – un gesto “artigianale”, ma che rifletteva la determinazione del team.
Il film era interamente ambientato e girato nel cuore di Torino: dalle vie centrali ai quartieri in periferia, passando per il Parco del Valentino, Piazza Cavour, il Cinema Ideal, la Galleria Subalpina, il cavalcavia di corso Grosseto. Luoghi riconoscibili che oggi appaiono anche come documentazione della città di quegli anni.
Nel cast figurava George Hilton nei panni del commissario-giustiziere Ugo Moretti, affiancato da Emanuel/Emanuele Cannarsa nel ruolo dell’ufficiale Danieli.
La trama ruotava attorno a crimini efferati: famiglie mafiose meridionali alleate con malavitosi francesi gestivano un traffico perverso che coinvolgeva studentesse in droghe, ricatti sessuali, prostituzione. In risposta, il commissario Moretti, oltre a indagare come poliziotto, divenne lui stesso un killer misterioso, uccidendo i capi mafiosi in un crescendo drammatico di violenza, colpi di scena e tradimenti. Alla fine, Moretti morì, mentre le bande criminali vennero smantellate.
Nonostante i difetti tecnici che si intuivano – dato il budget limitato e le condizioni di produzione – il film ottenne un successo straordinario al botteghino, incassando circa 1 miliardo e 300 milioni di lire, ovvero venti volte l’investimento iniziale.
Una delle scene più iconiche che si ricordassero mostrava un operatore cinematografico accucciato sul cofano di un’Alfa Romeo Giulia in pieno traffico cittadino, mentre riprendeva George Hilton nel ruolo di Moretti. Quel tipo di immagini – inseguimenti, sparatorie, crash urbani – fece breccia nel pubblico che riconosceva la Torino vera, sporca, concreta. (L’inquadratura in Corso Galileo Ferraris, l’auto, il traffico erano parte di questa atmosfera.)
Col passare degli anni, Torino Violenta divenne simbolo del cinema artigianale, espressione di passione più che di mezzi. Carlo Ausino venne riconosciuto come uno dei grandi interpreti del genere dei poliziotteschi: non un maestro formale, ma un artigiano che sfruttava le risorse limitate con ingegno e concretezza.

Vivatorino Notiziario della citta' di Torino
















