Home / In evidenza / 10 gennaio 1630. A Torino si registra la prima vittima della peste che fece 8000 morti su una prolazione di 25.000 persone
300x250
previous arrow
next arrow
300x250
previous arrow
next arrow

10 gennaio 1630. A Torino si registra la prima vittima della peste che fece 8000 morti su una prolazione di 25.000 persone

Il 10 gennaio 1630 Torino entra ufficialmente in uno dei periodi più drammatici della sua storia. In questa data muore Francesco Lupo, ricordato dalle cronache dell’epoca come la prima vittima accertata della peste che, nel corso dell’anno, avrebbe devastato la città e gran parte del Piemonte.

La morte di Lupo segna l’inizio formale dell’epidemia nel capoluogo sabaudo, anche se i segnali della malattia erano già comparsi nei giorni precedenti. Il primo caso sospetto era stato infatti registrato il 2 gennaio 1630, ma inizialmente le autorità cittadine avevano faticato a riconoscere la gravità della situazione, temendo le conseguenze economiche e sociali di una dichiarazione ufficiale di contagio.

300x250
previous arrow
next arrow
800x480
previous arrow
next arrow

La peste che colpì Torino faceva parte della grande pandemia di peste bubbonica del 1629–1633, arrivata in Italia settentrionale attraverso i movimenti di truppe e mercanti durante la guerra di successione di Mantova. Il morbo trovò terreno fertile nelle città densamente popolate, caratterizzate da scarse condizioni igieniche e da una limitata conoscenza dei meccanismi di trasmissione delle malattie.

Dopo il decesso di Francesco Lupo, i contagi aumentarono rapidamente. Nel giro di poche settimane, la peste si diffuse in diversi quartieri della città, causando una profonda crisi sanitaria. Le autorità tentarono di reagire con misure di isolamento, la creazione di lazzaretti, il controllo degli spostamenti e la chiusura di mercati e luoghi di aggregazione, ma gli interventi si rivelarono spesso tardivi o insufficienti.

Nel corso del 1630, Torino perse una quota significativa della sua popolazione. La vita quotidiana venne stravolta: molte attività economiche si fermarono, le famiglie più abbienti lasciarono la città, mentre i ceti popolari furono i più colpiti dal contagio e dalla carestia che ne seguì. Alla tragedia sanitaria si aggiunsero paura, tensioni sociali e un forte ricorso alla religione, con processioni e invocazioni che, paradossalmente, contribuirono talvolta ad accelerare la diffusione del morbo.

La morte di Francesco Lupo, avvenuta il 10 gennaio 1630, rimane quindi un evento simbolico: l’inizio di una delle pagine più nere della storia torinese e piemontese, che avrebbe lasciato segni profondi nella memoria collettiva e nella successiva organizzazione sanitaria della città.

Secondo diverse ricerche e cronache locali, durante l’epidemia del 1630 a Torino morirono circa 8.000 persone su una popolazione di circa 25.000 abitanti, ovvero quasi un terzo della popolazione cittadina.

Questi numeri si basano sulle ricostruzioni storiche che confrontano la popolazione stimata prima dell’arrivo della peste con i registri dei decessi successivi alla diffusione del contagio.