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Intervista a Simone Volpin presidente di “Orma di Maya” che ci racconta il suo punto di vista sulle aree cani della città di Torino.

Cani e padroni. Torino: registrati all’anagrafe canina  circa 80.000 cani, praticamente uno ogni 10 famiglie, un piccolo esercito in costante crescita, va da sé che il torinese medio ama avere un cane in famiglia.

Tralasciando qui altri animali domestici e senza entrare nel merito delle motivazioni o delle statistiche abbiamo scambiato alcune opinioni e considerazioni con Simone Volpin, un professionista del settore, presidente dell’Orma di Maya, associazione cinofila nata nel 2012, che oggi conta 10 collaboratori tutti con qualifiche cinofile riconosciute dal CONI (educatori cinofili, addestratori e istruttori). Simone, oltre a prestare servizi di educatore, addestratore, wedding pet sitter, è anche uno stimato dogsitter che percorre con i suoi clienti a quattro zampe chilometri e chilometri ogni giorno, sotto qualunque condizione metereologica, attraverso parchi e strade della città. D: Simone, qual è la situazione delle aree cani a Torino?

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R. Premetto che personalmente trovo il concetto di aree cani molto limitante in rapporto a ciò che servirebbe davvero al cane per avere un’uscita in grado di appagare i suoi bisogni “da cane”, l’area cani infatti relega questo momento ad un’esperienza in pochi metri quadri, a volte, se non molto spesso, con la presenza di troppi altri cani ad “invadere” la propria intimità. Premesso questo, lo stato delle aree cittadine è pessimo ed è soprattutto legato a chi la frequenta; un’altissima percentuale di fruitori di aree cani è convinta che liberando il cane in queste aree, con altri cani, lo stesso si stanchi, si vedono non tanto di rado gruppi di persone che parlano tra di loro oppure stanno al telefono seduti su una panchina lasciando ai cani la responsabilità di gestire tutto il resto, comprese ad esempio le  buche nel terreno o le deiezioni che non vengono raccolte. Senza entrare nel merito sul fatto che ai cani quell’area recintata potrebbe anche non interessare o peggio irritarli, non avendo la possibilità di allontanarsi e costringendo a condividerla con altri conspecifici.

Tantissime problematiche che ci troviamo ad affrontare come educatori sono frutto di un’errata gestione del cane all’interno proprio delle aree cani, che viene intesa dal proprietario medio come area di “socializzazione”; alle volte viene vissuta in modo negativo dall’animale soprattutto se si trova ad interagire in un gruppo di cani sconosciuto. Potrebbe essere d’aiuto se il padrone potesse usufruire dell’area in modo esclusivo per poter giocare con il proprio cane da solo ad esempio, qualora questo non gradisse la presenza di altri, questa condizione tra l’altro è prevista dai regolamenti comunali ma ignorata (è possibile non far entrare altri cani se si ritiene che il proprio cane non sia adatto a condividere lo spazio, per almeno una manciata di minuti). E qui si arriva al problema, esistono i regolamenti comunali ma ognuno fa un po’ quello che vuole. In città ad esempio, il regolamento comunale impone la condotta al guinzaglio, ricordiamolo, di lunghezza non superiore al metro e mezzo e in via precauzionale, la museruola al seguito (e aggiungiamo noi, sacchetti per raccogliere gli escrementi); e invece si vedono tantissimi cani lasciati liberi e completamente non gestiti e gestibili.

La frase ricorrente, continua Simone, è “il mio cane è buono”, ignorando ogni possibile evoluzione spiacevole che possa derivare dalla situazione. D. E qui aggiungiamo noi si aggiunge la maleducazione e la mancanza di buonsenso di alcuni… R. Occorre evitare di condurre i cani tra la folla o su marciapiedi stretti, situazioni in cui il cane non abbia insomma la possibilità di defilarsi da una situazione sgradevole. Si ribadisce che non tutti i cani sono dei teneri bambolotti che aspettano solo di essere accarezzati (in realtà nessuno!), molti non ne vogliono proprio sapere degli estranei (persone o cani che siano), occorre farsene una ragione.

Chiediamo a Simone il suo punto di vista sull’abitudine, vista in città, di girare in bicicletta con il cane.

R. Dipende dalle condizioni fisiche del cane, personalmente è una cosa che io non farei, perché il cane non è libero di fermarsi se si sente stanco; ma ci sono cani ben allenati che sono in grado di fare questo sforzo senza problemi, se poi magari accompagnato da una bella camminata insieme al passo del cane. È triste invece vedere cani assolutamente non in condizione che vengono attaccati alla bici solo perché il padrone non ha voglia di andare a piedi. La passeggiata, vale per tutti, comunque non può essere limitata ad una corsa in bicicletta, il cane ha necessità di fermarsi, annusare, fare le marcature, prendersi il suo tempo. Quindi, il problema è complesso, le aree cani andrebbero implementate e mantenute in buono stato e i padroni essere più attenti alle regole e ai loro cani, più attenti alla gestione degli stessi. Voi cosa ne pensate?

Di Monica Catalano