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I 5 cioccolatini più’ celebri di Torino

L’italia è una nazione in fatto di pasticceria riconosciuta nel mondo per un’offerta ricca e pregiata di prodotti di alta qualità. Forse non tutti sanno che molti tipi di cioccolatini sono nati proprio a Torino per poi essere prodotti, imitati e declinati in decine di varianti. Nel 1600 nascono a Torino aziende per la fabbricazione e la vendita del cioccolato, prodotto ai tempi solo in forma liquida, come bevanda in tazza.

Nel 1678 la seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, concesse a monsu’ cioccolatiere Giò Antonio Ari il privilegio di vendere pubblicamente la bevanda di cioccolata, che divenne la “Bavareisa” (da “bevarina”). Ecco i 5 cioccolatini più celebri nati a Torino

SFILATE DI CARNEVALE 2020
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Diablottini “Diablotin” (diavoletti)

Dai documenti storici di fine 1600 risilta che già in quei tempi si lavorasse il cioccolato in forma di curiosi cioccolatini chiamati “Diablotin” (diavoletti), pastiglie di cioccolato aromatizzato oggi chiamati Diablottini. La prima corporazione dei confettieri, acquavitari e liquoristi in Torino risale al 1739.

il Gianduiotto.

Il gianduiotto di Caffarel

Il gianduiotto fu prodotto per la prima volta dalla torinese Caffarel nello stabilimento situato in Borgo San Donato e presentato al pubblico nel carnevale del 1865 dalla maschera torinese Gianduja, da cui prende il nome, che lo distribuiva per le strade della città. Curiosa è la storia dell’impasto: le sue origini si riconducono a motivazioni storico-politiche ben precise. A seguito del blocco napoleonico, le quantità di cacao che giungevano in Europa erano ridotte e con prezzi esorbitanti ma ormai la richiesta di cioccolato continuava ad aumentare. Michele Prochet decise allora di sostituire in parte il cacao con un prodotto molto presente nel territorio: la nocciola tonda gentile delle Langhe, una nocciola con gusto deciso e delicato. L’impasto è dunque composto da nocciole tostate e macinate (con la raffinatrice la nocciola diventa una crema perché contiene olio), cacao, burro di cacao e zucchero. esistono due metodi contrapposti per la produzione del gianduiotto: l’estrusione ed il concaggio. Il gianduiotto prodotto per estrusione è colato direttamente su piastre senza uso di stampi, con macchine progettate e realizzate ad hoc. Il gianduiotto stampato è molto più industriale, con una percentuale minore di cioccolato ed è, per necessità, più duro, dovendosi staccare dallo stampo. A proposito di gianduiotto ricordiamo che il giorno della Befana lo storico locale di piazza della Consolata “Il Bicerin”, ne ha prodotto ed offerto uno maxi di ben cinque chilogrammi!

il Cremino

Il cremino Baratti & Milano

Inconfondibile con i suoi tre strati, un tipo di cioccolatino a forma di cubo composto da due strati di cioccolato gianduia inframmezzati da una pasta di cioccolato contenente nocciole, caffè o limone. Questo cioccolatino fu inventato nella seconda metà del XIX secolo, precisamente nel 1858, da Ferdinando Baratti che aveva aperto col socio Edoardo Milano una liquoreria-confetteria a Torino col nome di “Baratti & Milano”. In seguito, la Fiat nel 1911 lanciò un concorso fra i cioccolatieri d’Italia per creare un nuovo cioccolatino in occasione del lancio del nuovo modello Tipo 4. Il concorso venne vinto dalla Majani di Bologna, che realizzò un cremino con quattro strati invece di tre, gli strati scuri composti da cioccolato gianduja e quelli chiari da cioccolato con pasta di mandorle. Il cremino Fiat che è quindi un prodotto successivo. Quasi certamente ideata a Torino da De Coster all’inizio del 1900,

il Cri Cri

Le Cri Cri

Un cuore di nocciola ricoperto da cioccolato fondente e da una granella di zucchero colorato di bianco, la ricetta fu ideata dal confettiere di Torre Pellice, Giuseppe Morè, che è rimasta inalterata fino ai giorni nostri, il cioccolatino viene incartato come una caramella. La leggenda narra che il suo nome sia legato ad una romantica storia d’amore, quella sbocciata tra uno studente dell’Ateneo torinese ed una sartina di Via Po, di nome Cristina, che lui chiamava affettuosamente Cri Crì. La ragazza andava matta per le praline rivestite di granella di zucchero, ed il suo giovane fidanzato era solito fargliene dono, passando molto spesso in confetteria a far rifornimento. Divenuto un cliente abituale di quella cioccolateria del centro, il giovanotto finì per confidare alla proprietaria il nome della sua amata, la destinataria delle praline. Da quel giorno, si chiamarono ufficialmente “Cri Crì”. I “Cri Crì” sono sempre stati un mito per tutti i bambini, soprattutto per quelli d’altri tempi, che li trovano nascosti tra i rami dell’albero di Natale, in quanto venivano usati come addobbi, accanto alle palline di vetro e alle candeline di cera.

l’Alpino

Il cioccolatino Alpino

pirottino fondente che contiene una crema liquorosa la cui ricetta è segreta, si tratta di uno dei primi cioccolatini ripieni al liquore della storia. Creato nel 1922 da Peyrano è protetto da brevetto per il marchio d’impresa dal 1935. 

Articolo di Monica Catalano