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Elisa ancora una volta incanta il Palaolimpico di Torino con il suo Anima vola tour

Elisa ancora una volta incanta il Palaolimpico di Torino.

La stella friulana conquista lo spazio un po’ alla volta.

All’inizio rimane indietro sul palco, non supera mai la metà, come se al centro della lunga passerella allestita per lei vi fosse una linea immaginaria poi, più l’energia aumenta, più occupa territorio: alla fine, non c’è spazio che non sia colmo della sua presenza, della sua voce, della sua grinta. Un allestimento d’impatto aggressivo e coinvolgente con pannelli video luminosi, movibili che trasmenttevano immagini a tema.

 

Il 10 marzo, Palaolimpico, è arrivata il tanto atteso L’Anima Vola Tour , che segna il ritorno al live della cantante dopo quattro anni, un album e un figlio dall’ultimo progetto Ivv. L’inizio ufficiale del tour è partito venerdì 7 marzo a Conegliano (Treviso), dopo Torino seguiranno date fitte per tutto marzo, prossima data Genova . e poi appuntamenti a luglio all’Hydrogen e al Lucca Summer Festival.

 

Il concerto è durato più di due ore no-stop, con una scaletta di oltre trenta canzoni, che però lei non ha avuto «il coraggio di contare», confessa nella conferenza stampa della data zero.

L’audio del Palaolimpico si conferma il migliore d’Italia, oramai il nostro palazzetto è la tappa obbligata e sacra di ogni grande artista che afferma la sua consacrazione nazionale e internazionale.

 

Una esibizione «diesel», che carbura gradualmente fino a scoppiare del tutto: parte con i brani del disco uscito a ottobre, L’anima vola , e piano piano torna indietro, fino a perdersi nel Labyrinth della memoria.

 

Il concerto parte con i bellissimi testi nuovi, parole che confermano la crescita e la poesia trasmessa di Elisa.

Elisa ci tiene a dire, nel suo nuovo disco (da 18 settimane nella top ten dei più venduti) e in questo tour, è che la situazione dell’Italia di oggi la fa «dispiacere e incazzare», anche se la consola aver capito «che gli italiani sono più evoluti dei loro governanti».

 

Un grido di «dolore nazionale», che si staglia durante lo show con la lettura fuori campo dell’Art.1 della Costituzione, e culmina con la dedica «a tutti quelli che si buttano e non hanno tempo di lamentarsi, a coloro a cui basta la luce del giorno per ricominciare, a chi agisce con coraggio anche se ha paura».

 

Le anime del live sono infinite: c’è la prima fase, molto fisica ma contenuta, con le nuove Non fa niente ormai-Lontano da qui-Specchio riflesso&co.; c’è l’intimismo quasi religioso di Labyrinth, con il walking through the fog reiterato tipo mantra dalle coriste in tenuta sacerdotale; c’è la teatralità di Django (Ancora no), l’energia di Rainbow, c’è la botta psichedelica del finale, con il palco trasformato in un enorme dancefloor, ed Elisa versione «tecno» che si scatena con Stay e Together.

 

Pensare che qualche minuto prima l’avevamo sentita intonare al piano addirittura la Madama Butterfly di Puccini, con una impronta lirica finora inedita . Una scelta quasi temeraria, che lei incurante di ogni giudizio propone al grande pubblico, che ascolta in silenzio ad occhi chiusi sognando di essere in un teatro dei primi novecento Parigino e quando riapre gli occhi può solo rimanere incantato..

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