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Dal mondo: la testimonianza “toccante” di Dybala, sul suo presente da calciatore

Tutti felici della vittoria ottenuta ieri, mercoledì 19 aprile 2017, dalla Juventus sul Barcellona, che è riuscita così a passare alle semifinali di Champions League.

Uno dei protagonisti a cui va parte del merito di questo risultato è sicuramente l’attaccante argentino Paulo Dybala, ma forse non tutti sanno quale sia il vero motivo che lo ha spinto a fare questo lavoro.

È il calciatore stesso ha spiegare le origini di questa sua grande passione:

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L’attacante bianconero, Paulo Dybala, con sua mamma.

“Piango per mio padre, morto quando avevo 15 anni. Ha lottato per tanto tempo contro un tumore al pancreas, ma è stato inutile. A me, per proteggermi, non dicevano tutto, così io mi illudevo, speravo che guarisse. Oggi parlo spesso di lui con mamma, mi succede di sognarlo e ogni volta mi sveglio tra le lacrime. – racconta Dybala – Mio padre aveva un sogno: che uno almeno dei suoi tre figli diventasse calciatore. Non c’è riuscito Gustavo, il maggiore, e neanche Mariano, che tutti dicono fosse più forte di me, ma che è stato vinto dalla nostalgia di casa. Perciò io dovevo farcela: per onorare la memoria di papà ed esaudire il suo desiderio. Lui mi aveva accompagnato a ogni allenamento,un’ora di macchina da Laguna Larga, dove vivevamo, a Cordoba. Quando papà morì, chiesi alla società di farmi tornare a casa. Per 6 mesi giocai nella squadra del mio paesino, poi rientrai nell’Instituto. E dato che non c’era più nessuno che poteva portarmi avanti e indietro dall’allenamento, mi trasferii nella pensione della squadra. Non fu facile: ero rimasto orfano da poco e avevo la famiglia lontano. Mi chiudevo in bagno a piangere, ma non ho mollato. E oggi so che papà è orgoglioso di me. I miei gol li dedico a lui”.

Servizio a cura di Antonello Preteroti

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