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Cpr: la Garante comunale dei detenuti monitora le condizioni di vita nel centro

Il Consiglio Comunale si era pronunciato a favore della sua chiusura. Si tratta del Cpr, il Centro Permanenza Rimpatri di corso Brunelleschi. Si presenta a tutti gli effetti come luogo di detenzione, nonostante le persone private della libertà lo siano in virtù di violazioni amministrative. In particolare, si tratta di persone giunte da istituti penitenziari, dove hanno scontato una pena, o persone sprovviste di richiesta di permesso di soggiorno. Tutte in attesa di essere rimpatriate.
Questa mattina, la commissione Legalità, presieduta da Carlotta Tevere, è stata proprio dedicata ad un approfondimento sulla gestione del centro e soprattutto alla vita delle persone che lo popolano.


Il quadro lo ha delineato Monica Cristina Gallo, garante del Comune di Torino per i diritti dei detenuti, che svolge anche un ruolo di monitoraggio delle condizioni di trattenimento delle persone nel Cpr e dei casi di incompatibilità (malattie, o patologie cronico degenerative, stati psichiatrici), in accordo con i Garanti nazionale e regionale, e dei rimpatri forzati. Effettua visite periodiche non annunciate, riceve segnalazioni, si confronta con altri enti, con la Direzione del centro e con l’Ufficio immigrazione della Questura.
Il Cpr è una struttura chiusa con limitazioni di libertà e di circolazione che vede solo presenze maschili che dovrebbero essere trattenute solo per l’identificazione con l’obiettivo dell’allontanamento. La Garante ha sottolineato come non siano previsti percorsi rieducativi né attività di alcun genere.

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Il cosiddetto Decreto Sicurezza, introdotto nel 2018, prevede tempi di “detenzione” fino a 180 giorni; per i richiedenti protezione internazionale massimo 12 mesi. I Cpr in Italia sono aumentati da 4 a fine 2017 a 7 a settembre dello scorso anno. I posti sono raddoppiati, da 452 a 890. Nello stesso tempo, però, c’è stata una riduzione significativa dei servizi alla persona, a partire da quelli sanitari: il personale medico ha visto una riduzioni di ore di oltre il 70%, l’assistenza legale del 55%, le ore di insegnamento di una lingua addirittura del 100%.
Il Cpr di corso Brunelleschi ha una capienza massima di 180 persone. A novembre 2019 gli ospiti erano 142, attualmente sono 78. Ci sono stati 32 trasferimenti in altri Cpr, 12 arresti e 21 rimpatri. Molti di questi provvedimenti legati agli incendi e alle rivolte che ci sono state negli ultimi sei mesi. Non sono mancati scioperi della fame ed episodi di autolesionismo finalizzati a denunciare le condizioni precarie di vita.
Recentemente, anche i cellulari sono stati sequestrati per evitare il collegamento con altri Cpr e la possibilità di organizzare rivolte simultanee.
La garante ha quindi illustrato le raccomandazioni finalizzate al miglioramento della vita all’interno del Centro, tra le quali l’organizzazione di attività ricreative (con il coinvolgimento anche di soggetti esterni), l’utilizzo del centro sportivo o la possibilità di accendere e spegnere la luce in modo autonomo e non centralizzato.

Federico D’Agostino