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“Art Nouveau” e l’esposizione “I mondi di Riccardo Gualino collezionista e imprenditore”

Le due grandi mostre imperdibili di Torino
Di Monica Catalano

“L’estate sta finendo” cantavano i torinesi Righeira e non possiamo lasciarci sfuggire due mostre che, a nostro avviso, vanno viste una dopo l’altra per compiere un viaggio di 100 anni indietro, nella Torino del trentennio 1900- 1930.

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Stiamo parlando della mostra “Art Nouveau” che si tiene Venaria Reale fino al 26 gennaio e dell’esposizione “I mondi di Riccardo Gualino collezionista e imprenditore” nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino fino al 3 novembre.

Le mostre, oltre a mostrare opere magnifiche di cui potete leggere recensioni ottime su quotidiani e riviste d’arte e, oltre ad illustrare la vita di Riccardo Gualino e di sua moglie Cesarina, offrono un certain regard sulla città di Torino, che nei primi trent’anni del novecento era un polo di cultura, bellezza e innovazione.

Molto si è parlato in passato nella Torino industriale del dopoguerra, ma pochissimo della Torino dei primi anni del XX secolo.

Cominciamo dalla mostra Art Nouveau, l’esposizione inizia con una documentazione fotografica dell’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna tenutasi al Valentino nel 1902. 

La manifestazione presentava al pubblico italiano ed europeo il meglio della produzione internazionale nell’ambito dell’architettura, dell’arredamento e delle arti applicate, le strutture fieristiche e i padiglioni degli stati partecipanti (Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Austria, Ungheria, Danimarca, Svezia, Stati Uniti e Giappone), erano realizzati in stile Liberty e la mostra ne da’ un’ ampia documentazione fotografica. 

Di pochi anni prima 1882 l’Esposizione Generale di Torino per la quale fu costruito il Castello e il Borgo Medievale del Valentino e la Fontana dei 12 mesi, da poco restituita ai torinesi dopo anni di degrado.

L’Esposizione risultò fondamentale, non solo per la sua rilevanza nazionale, ma per gli influssi che ebbe in particolar modo sul Liberty torinese e per la risonanza a livello europeo della manifestazione, la mostra ci propone anche una mappa degli edifici Liberty in città, uno spunto per organizzare una visita itinerante in una delle prossime domeniche d’autunno. 

La mostra di Riccardo Gualino accanto alle opere provenienti dalle sue collezioni private presenta una documentazione fotografica e multimediale dello straordinario cenacolo culturale e artistico cui i Gualino seppero dar vita, aggregando musicisti, compositori, direttori d’orchestra, danzatori, attori, scrittori, pittori, scultori e architetti di fama internazionale, provenienti da tutta Europa nelle loro case a Torino.

Prima fra queste la villa di Via Galliari al cui interno fece costruire nel 1925 un piccolo teatro e poi il Teatro di Torino in via Verdi, nei cinque anni di attività i due teatri apriranno le porte all’avanguardia europea nel campo della danza e della lirica.  Nel 1931 Riccardo Gualino viene arrestato con l’accusa di aver procurato “grave nocumento” all’economia italiana per vari affari ritenuti spregiudicati e dannosi dal Duce in persona e il suo patrimonio si disperde notevolmente. I bombardamenti del 1942 distruggono la villa di Via Galliari e il Teatro di Torino, tuttavia la città è costellata di opere architettoniche di questo incredibile imprenditore, residenze, stabilimenti e uffici, in città è tuttora presente parte di quella «collezione di architetture» da lui promosse sebbene resti ben poco rispetto a quanto commissionato e realizzato nei ruggenti anni Venti. Rimangono porzioni degli stabilimenti della Snia-Viscosa, tra Venaria e Abbadia di Stura, con il suggestivo villaggio operaio all’imbocco dell’autostrada per Milano

Rimangono in via Verdi i ruderi del Teatro di Torino. Rimane, sulla collina di San Vito, la Villa Gualino oggi in parte chiusa e molto diversa dal sogno del suo proprietario: una dimora che fosse anche museo e teatro aperto al pubblico dove molti di noi ricordano di aver visto per vari anni Experimenta. Rimane in corso Vittorio il Palazzo degli Uffici, capolavoro dell’architettura «moderna» di Pagano e Levi-Montalcini.

Molto di più di quanto vi abbiamo raccontato nelle mostre in corso che con queste poche righe vi abbiamo presentato. A noi hanno fatto fare un salto in un suggestivo passato e spero ispirino anche voi, perché sognare ad occhi aperti è un bellissimo esercizio per la mente.